La doppia sconfitta tra Europa League e Juventus pone nuovi interrogativi: dalla difesa che non è più impenetrabile alle prestazioni di alcuni calciatori
Le due sconfitte consecutive del Bologna fra Europa League e campionato riaprono a diversi interrogativi. Eppure, appena una settimana fa avevo enfatizzato la vittoria interna dei rossoblù a scapito del Lecce, in quanto, dietro ad una vittoria apparentemente facile (in questo campionato non c’è nulla di scontato, basta andare a vedere come il trend interno dei felsinei contro i club in lotta per la salvezza sia davvero negativo), mi ero permesso di sottolineare come il fattore panchina era tornato ad essere decisivo.
Orsolini, Casale, Cambiaghi e Sohm avevano dimostrato di essere rifioriti e pronti per il finale di campionato. Eccezion fatta per Casale, infortunatosi contro l’Aston Villa, proprio loro contro la Juventus non sono stati all’altezza del compito, zero tiri in porta, fermo restando la potenza dei locali rigenerati e rilanciati pienamente dopo la cura Spalletti.
A questo mio ragionamento si può eccedere che anche i cosiddetti titolari contro i Villans sono stati messi a dura prova dalla potenza e qualità mostrata della formazione inglese con un netto ed umiliante 4-0 (7-1 considerando la partita d’andata) dimostrando nei fatti come il viaggio europeo sia davvero tosto e nulla deve essere lasciato al caso.
Bologna, problema difesa: zero gol nelle ultime due
Più in generale Aston Villa e Juventus (6 reti prese e zero realizzate) dimostrano come il calcio a certi livelli può essere davvero cinico: se regali occasioni l’avversario colpisce. Dire che la difesa del Bologna continua ad essere un colabrodo è forse eccessivo quando di fronte hai delle belle corazzate, ma il problema è che i rossoblù hanno regalato opportunità un po’ a tutte le avversarie, ricordarsi le sconfitte con Genoa, Cremonese, Verona, Fiorentina, Parma.
Ricorderete che nella prima parte della stagione la difesa del Bologna risultava essere fra le meno perforate della categoria: fino alla 12^ giornata il Bologna aveva incassato in campionato 8 gol, ma dalla 13^ giornata (sconfitta interna contro la Cremonese) tutto è andato a rotoli.
Il peso degli infortuni ha senz’altro determinato la perdita dell’equilibrio fra difesa (Skorupski, Holm, Casale, Vitik) e centrocampo (Ferguson, Pobega, Sulemana e Freuler) e quando gradualmente questi sono rientrati la squadra non ha ritrovato l’assestamento originario.
L’infortunio di Bernardeschi ed Italiano sul banco degli imputati

Quando le cose non vanno il primo a salire sul banco degli imputati è l’allenatore, poiché è la persona deputata (insieme allo staff) a risolvere i problemi. Peraltro, sottolineo, il tempo per preparare queste due partite è stato men che meno. Ergo, come se bastasse una bacchetta magica per decifrare questi maledetti problemi e trovare il tempo utile per correggerli.
Infatti, quando si vince si archiviano i difetti, al contrario quando si perde si enfatizzano gli errori e spesso anche le scelte. Come nel caso di ieri sera quando Bernardeschi è stato mandato in campo (non si comprende perché non doveva entrare) andando incontro al terzo infortunio stagionale.
Il fatto è, che a fine gara l’allenatore Italiano si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni sincere (fin troppo ingenue) con le quali si è assunto in primis l’onere dell’infortunio dell’ex Toronto e Juventus: “La colpa è mia che l’ho messo dentro. Ho visto prima della partita gli applausi del pubblico, è un ragazzo fantastico e l’ho buttato dentro per fargli prendere il tributo”.
Non solo, il mister afferma anche che la stagione “tra virgolette è finita”. In pratica, una “standing ovation” regalata a Berna per quanto ha dato in questa stagione piena per lui di punti interrogativi (5 reti in Europa League, 2 in campionato e 2 assist) e una “sensazione” del tutto personale diventano un caso. Le critiche che sono piovute addosso a Italiano lo hanno già sotterrato con tanto di sentenza prima ancora della fine della stagione. Italiano “gliel’ha già data su ed è pronto a lasciare il Bologna”.
Lo “stato conservativo” dei calciatori a fine stagione
A parte le convinzioni personali (del tutto lecite, peraltro anch’io ho la sensazione che il mister siciliano sia arrivato a fine corsa, anche perché di più a Bologna non si può fare e dare, è oggettivo), a mio parere dietro quella dichiarazione si cela una considerazione personale che tale doveva rimanere: lui vede ogni giorno i suoi ragazzi ed è evidente che nei loro occhi non percepisce più quell’ardore che fa fare il salto di qualità.
Ma arrivare al punto di imputargli mancanza di professionalità mi pare eccessivo. Italiano, a mio modestissimo parere, è ancora lì a provare a scardinare la testa dei suoi ragazzi, ma come sapete il calcio insegna che in mancanza di obiettivi reali (in questo caso il posizionamento utile per partecipare alle coppe) la concentrazione e le energie vengono meno.
È fisiologico. In molti casi, sempre il corso del tempo insegna che il giocatore a fine stagione entra in una sorta di “stato conservativo” preservandosi il futuro. Questo avviene, soprattutto, se si è in procinto di salutare la compagnia (vedasi rinnovi contrattuali o sollecitazioni proposte dai procuratori). Sono sensazioni e “tutto e il contrario di tutto”.
Mancano cinque match alla conclusione del campionato (in ordine Roma, Cagliari, Napoli, Atalanta e Inter) e solo strada facendo vedremo se sarà o meno tutta colpa del mister. Ricordarsi, in campo vanno sempre i giocatori.





