Italia, tutti i retroscena dietro il clamoroso addio alla Nazionale del duo composto da Maldini e Leonardo
È durata poco più di due settimane l’avventura di Paolo Maldini come direttore tecnico della Nazionale italiana. Un rapporto che doveva durare dieci anni ma che si è consumato in tempi record anche per via di questioni tecniche e politiche che ancora una volta rallentano la crescita del calcio in Italia.
Italia, il motivo dell’addio di Maldini e non solo
La frattura, profonda e non rinsanabile, non nasce da un unico momento, ma da una serie di incomprensioni legate all’autonomia e alle scelte di campo. Il punto di non ritorno, riporta La Repubblica, è arrivato attorno alla nomina di Andrea Pirlo come commissario tecnico: una proposta avanzata da Maldini (insieme a Leonardo) ma fermata da Malagò.
Il presidente della FIGC ha deciso di non andare avanti di fronte alle polemiche e alle forti perplessità per il ruolo di testimonial di Pirlo per l’azienda di scommesse russa Fonbet e anche alla grossa differenza rispetto ai proclami iniziali dove i due ex Milan parlavano di Guardiola e Ancelotti come scelte per la Nazionale.
Il presidente federale ha chiuso ogni spiraglio e dopo una fitta serie di contatti telefonici, la decisione di Malagò è stata netta: “Pirlo è stata una scelta infelice, ma il presidente sono io, a questo punto mi assumo la responsabilità e decido”.
Per Maldini questa presa di posizione da parte di Malagò ha portato a una sola decisione: l’addio e la fine di tutte le promesse iniziali di carta bianca. Il dirigente si è sentito senza le necessarie garanzie di protezione politica e istituzionale nei confronti dei club di Serie A e delle polemiche mediatiche.

Maldini-Leonardo: la ricostruzione dell’addio
Capita l’impossibilità di trovare un punto d’incontro e di procedere con la linea tracciata, Maldini ha fatto quindi un passo indietro, telefonando a Malagò per annunciare l’addio all’incarico dopo due settimane: “Io e Leonardo ci assumiamo la responsabilità di una scelta inopportuna e chiudiamo il rapporto con la Nazionale”.
Si chiude così, rapidamente e tra le polemiche, una parentesi che lascia la FIGC di nuovo alla ricerca di una tecnica sia dentro che fuori dal campo. Una vera e propria figuraccia dal punto di vista istituzionale per un movimento che già manca dai Mondiali da dodici anni e che non ha imparato dai propri errori.





