Da Castro alla staffetta Dovbyk-Piccoli: come cambia il gioco del Bologna

Il Bologna cambia pelle in attacco: da Castro a Dovbyk e Piccoli. Come cambiano le soluzioni offensive dei rossoblù

Nel calcio cambiare centravanti non significa semplicemente sostituire un giocatore con un altro. Ma spesso significa, cambiare grammatica e ripartire da zero. Perché ogni attaccante porta con sé un modo differente di occupare il campo, dialogare con i compagni e di attaccare gli spazi, ma soprattutto determina in che modo la squadra finalizza un azione corale.

Come cambiano le soluzioni offensive del Bologna con Dovbyk e Piccoli al posto di Castro

Ed è proprio qui che si apre uno dei tempi più interessanti e suggestivi del nuovo Bologna di Domenico Tedesco: il passaggio da un attaccante come Santiago Castro, capace di cucire il gioco, ed estremamente dotato tecnicamente, a due profili come Artem Dovbyk e Roberto Piccoli, costruiti invece per vivere dentro l’area e tentare la stoccata decisiva negli ultimi metri.

Ne consegue però che non è solamente una questione di caratteristiche individuali: è un cambiamento che rischia di spostare il baricentro dell’intero sistema offensivo. Con l’argentino la priorità era cercarlo tra le linee o spalle alla porta per allargare il giocogli esterni, o per servire gli inserimenti dei centrocampisti, mentre con i nuovi due attaccanti la priorità sarà servirli negli ultimi metri, aumentando anche il numero dei cross e chiedendo al tempo stesso un filo meno di presenza nel gioco associativo.

Come cambia il Bologna

Cambia perciò il tipo di connessione che il Bologna cerca, così come le distanze tra i reparti ma possono anche cambiare i tempi di manovra ed esecuzione.

Il Bologna dovrà dunque imparare a parlare una nuova lingua offensiva, leggermente diversa da quella precedente. Meno focalizzata sulla partecipazione del centravanti, a cui però verrà chiesto maggiore lavoro di sponda, ma più orientata alla sua presenza nelle zolle di campo dove le partite si decidono.