L’innesto di Artem Dovbyk al centro dell’attacco felsineo ha stravolto in maniera profondamente positiva l’intera fisionomia offensiva della squadra, garantendo a Raffaele Palladino un terminale dalle caratteristiche raramente riscontrabili in un unico interprete nel panorama calcistico europeo.
Il centravanti ucraino, arrivato per raccogliere un’eredità tecnica pesante e per garantire il definitivo salto di qualità alla rosa, non opera semplicemente come un cinico e spietato finalizzatore d’area di rigore. Al contrario, si esprime in campo come un autentico regista avanzato, un perno fisico e tattico in grado di catalizzare e dare un senso logico all’intera manovra palla a terra della formazione rossoblù.
Dovbyk, la colonna portante dell’Ucraina
Grazie a una struttura muscolare granitica, unita a un eccellente e sensibile controllo di palla anche spalle alla porta, Dovbyk riesce a calamitare costantemente su di sé le attenzioni fisiche e mentali dei difensori centrali avversari. Questo preziosissimo e oscuro lavoro di protezione della sfera finisce inevitabilmente per disordinare le retroguardie schierate, aprendo corsie centrali e corridoi vitali per i repentini inserimenti dei trequartisti, delle ali e delle mezzali d’incursione.
A Bologna, dunque, gli viene richiesto un lavoro tattico estenuante, fatto di sponde continue, duelli aerei sistematici e raccordi nello stretto. L’ex attaccante della Roma funge da centro di gravità permanente per il possesso palla elaborato che caratterizza la visione calcistica del tecnico campano, permettendo alla squadra di alzare il proprio baricentro e di respirare nei momenti di massima pressione avversaria. Questo delicatissimo ruolo di tessitore offensivo, tuttavia, si scontra diametralmente con i compiti e lo spartito tattico che lo attendono puntualmente ogni volta che risponde alla convocazione della propria nazionale.
Sotto la guida attenta del commissario tecnico Serhij Rebrov, la selezione ucraina predilige infatti un approccio strategico nettamente più reattivo e speculare, fondato su blocchi difensivi sensibilmente più bassi e transizioni offensive fulminee.

Le funzioni del bomber ucraino
In questo differente ecosistema calcistico, all’attaccante viene chiesto di attaccare costantemente la profondità e di aggredire il campo aperto per decine di metri, sfruttando la sua impressionante progressione in campo lungo. Questa continua e logorante schizofrenia tattica tra le sofisticate esigenze di palleggio del club e le verticalizzazioni immediate richieste in ambito internazionale ne sta certamente ampliando il bagaglio tecnico, trasformandolo progressivamente in un centravanti totale e moderno.
Al contempo, però, questa doppia veste impone un pedaggio atletico ed energetico di proporzioni notevoli. Lo staff medico e i preparatori atletici del Bologna lavorano quotidianamente e metodicamente sulla prevenzione muscolare del giocatore, con l’obiettivo vitale di evitare che il doppio sforzo, diviso tra le sportellate nello stretto richieste in Serie A e le corse forsennate richieste dall’Ucraina, possa mandare fuori giri il motore del gigante di Čerkasy proprio nel momento cruciale dell’annata.





