I diversi esperimenti provati da Tedesco non hanno dato i risultati sperati ed evidenziano le lacune di una rosa indebolita dal mercato. L’approfondimento
Ci sono sconfitte che si consumano nel volgere di un episodio e altre che, al contrario, sopravvivono al triplice fischio, lasciando in eredità interrogativi destinati a pesare più del risultato stesso. Quella maturata contro la Lazio è una di queste: lo 0-1 passa quasi in secondo piano rispetto alle scelte di Tedesco e a una serie di esperimenti tattici che, nella serata del Dall’Ara, hanno finito per alimentare più dubbi che certezze e a sottolineare le fragilità di una rosa indebolita dall’ultima sessione di calciomercato.
Tedesco: gli esperimenti che mettono in risalto le lacune di una rosa indebolita dal mercato
Tentativi di forzare nuove geometrie, ridisegnare ruoli e trovare soluzioni alternative che, anziché ampliare gli orizzonti della squadra, hanno restituito l’immagine di un gruppo ancora alla ricerca di una fisionomia compiuta. Sorprende la scelta di inserire El Azzouzi come schermo davanti la difesa: timido e compassato nella prima frazione, persino dannoso nella seconda. Una soluzione che evidenzia un mercato ricco di incognite e che alimenta le perplessità sulla scelta (almeno per il momento) di non sostituire Freuler.

Spostandoci di qualche metro, sorprende anche l’inserimento di Jens Odgaard come mezzala: una posizione che non gli appartiene fino in fondo e che lo ha fatto accendere ad intermittenza, anche perché sarebbe una trasformazione che richiederebbe tempo per apprendere meccanismi totalmente diversi. Il risultato è che il centrocampo rossoblù è orfano di qualità e inventiva e non è arretrando un trequartista che si trova la soluzione. Il tecnico, visto il mancato arrivo di un centrocampista, è costretto a fare di necessità e virtù, e questo già si è visto ieri sera.
La curiosa gestione Bernardeschi
E poi c’è il caso Bernardeschi, forse il più curioso e quello che merita una riflessione a parte. Per due mesi è stato provato da mezzala, costruendo attorno a lui un’idea tattica precisa, salvo poi ritrovarselo in panchina e, una volta entrato, nuovamente largo da esterno. Una scelta che ha una spiegazione concreta: è stato infatti lo stesso giocatore ad ammettere di preferire agire sulla corsia. Un’ammissione più che lecita e onorevole, ma che fa sorgere interrogativi sulla direzione presa negli scorsi mesi, insistendo su tale esperimento.
Le prove del tecnico appaiono però più una soluzione d’emergenza, un grido d’aiuto, o ancora meglio un tentativo di mettere una toppa laddove il mercato ha lasciato uno strappo evidente, indebolendo la rosa.





