Il mercato del Bologna è deludente e insufficiente. Tedesco si ritrova con una rosa indebolita. Ecco da dove ripartire. L’approfondimento
Nel mercato del Bologna c’è qualcosa che va oltre la semplice insufficienza numerica o qualitativa degli innesti. C’è il sospetto, più inquietante, di una direzione che rischia di diventare destino: quella di una squadra condannata a cedere, estate dopo estate, gli uomini che ne hanno alimentato la crescita, proprio quando sembrerebbe giunto il tempo di consolidare quanto faticosamente costruito. Lucumí, Freuler, Rowe e Castro se ne sono andati in un’unica sessione, lasciando dietro di sé non soltanto quattro maglie vuote, ma altrettanti frammenti di una fisionomia che aveva consentito al Bologna di affacciarsi con autorevolezza sulla scena europea.
Bologna, mercato ampiamente insufficiente
Perché il talento, quando viene monetizzato con questa regolarità, porta ossigeno alle casse ma sottrae qualità alla squadra. E se ogni sessione bisogna colmare lacune tecniche, aperte da cessioni dolorose non è sempre detto che il mercato restituisca ciò che ha portato via.
L’auspicio era che la sessione scorsa questo era diventato lampante e sotto gli occhi di tutti e per questo ci si affacciava a questa nuova sessione con un altro piglio. Tuttavia la realtà è che la lezione non è stata ancora imparata. Quattro cessioni dolorose, a cui hanno fatto seguito pochi acquisti, di cui la maggior parte scommesse.
Come se non bastasse, il sostituto di Remo Freuler, diga del Bologna degli ultimi anni non è neanche arrivato: una scelta obiettivamente incomprensibile, vista l’utilità e l’unicità del metronomo svizzero. Il quadro che emerge è quindi quello di un mercato ancora deludente e ampiamente insufficiente e il risultato è una rosa (sulla carta) ulteriormente indebolita.
Da dove deve ripartire Tedesco
Ecco che quindi Domenico Tedesco si trova a dover fronteggiare una stagione con diversi punti interrogativi a cui sarà piuttosto arduo rispondere. Ne consegue che dovrà fare giocoforza di necessità virtù per via di un depauperamento tecnico evidente.
Al netto di tutto ciò, il campo a Bergamo ha fatto vedere una squadra organizzata, coesa e con un idendità di gioco chiara e il che non era certo scontato dopo pochi mesi di preparazione. L’Atalanta non è infatti mai stata realmente pericolosa ed è apparsa in affanno grazie alla pressione e al palleggio dei rossoblù. A Tedesco, insomma, resta almeno un motivo per sorridere: l’identità mostrata a Bergamo. Ora dovrà aggrapparsi a quella, nella speranza che basti a far dimenticare e soprattutto a colmare le lacune di un mercato che ha lasciato più interrogativi che certezze.





