Il difensore colombiano della Juventus torna a parlare dell’addio al Bologna e dei motivi che lo hanno spinto a una nuova esperienza
Ci sono tornei che assegnano trofei ed altri che riscrivono le gerarchie del mercato. Il Mondiale, da sempre, appartiene alla seconda categoria. E’ lì che il valore di un calciatore si amplifica sotto gli occhi di milioni di spettatori e dei più grandi club. Jhon Lucumí ha saputo sfruttare questa rassegna iridata nel miglior modo possibile: prestazioni autorevoli e grande personalità hanno rafforzato una reputazione già costruita a Bologna, trasformando gli apprezzamenti in un interesse sempre più concreto da parte di diversi club, fino ad arrivare ad un meritato avanzamento di carriera, sposando il progetto Juventus.
Le parole di Lucumí su Bologna
Anche di questo passaggio ha parlato il diretto interessato nel corso dell’ultima intervista rilasciata a Tuttosport. La stessa è stata l’occasione per ripercorrere la sua storia riservando parole al miele a una città che lo ha accolto da ragazzo e lo ha salutato come uomo.
Queste le parole del difensore colombiano: “Bologna è stata speciale. Quando sono arrivato, la società non stava attraversando un momento positivo: il mio arrivo è coinciso con una benedizione. Siamo migliorati tanto, abbiamo iniziato a vincere molte partite, a crescere come squadra, come mentalità. E questo mi ha aiutato”.
Le parole di Lucumí sul mancato rinnovo
Non soltanto il feeling con la città, Lucumí ci ha tenuto a spiegare le motivazioni che lo hanno spinto a non rinnovare, sottolineando come abbia sempre voluto provare a fare il grande salto: “Credevo fosse arrivato il momento di fare un nuovo passo, di salire di un gradino. Con la mia famiglia e con mia moglie, quando ne parlavamo, era evidente il desiderio di avere una nuova occasione, sperando fosse ancor più grande. Allo stesso tempo sarò sempre grato al Bologna per la chance che mi ha concesso, sebbene su questo io sia stato sempre chiaro. Quando sono arrivato ho subito detto che quello era un grande step, ma che non volevo trasformarlo nel mio ultimo passo. Sono arrivato lì per crescere e migliorare, poi per provare a fare il salto. Hanno capito”.





