Come cambia il Bologna con l’arrivo di Palladino

Raffaele Palladino avrà una dura missione da portare a termine: rilanciare il Bologna dopo il disastroso avvio di Tedesco.

Il Corriere dello Sport ha analizzato il percorso di Palladino e come potrà incidere con le sue idee a Bologna. La sua ultima esperienza è stata all’Atalanta che lo ha preso in corsa per sostituire Juric, anche se poi a Bergamo non è andata benissimo. Ora ci riprova a Bologna, ancora in corsa e con una squadra che, sul piano tecnico, è inferiore alla sua Fiorentina e alla sua Atalanta.

La stima attorno alle qualità di Palladino è comunque rimasta intatta. L’Atalanta lo ha chiamato a stagione in corso per rilevare Juric, parentesi chiusa però senza particolari squilli. Ora tocca al Bologna, un’altra chiamata d’emergenza in una piazza che, sotto l’aspetto dell’organico, offre meno qualità rispetto ai suoi gruppi precedenti.

Palladino e la fiducia in Piccoli

A 42 anni, Palladino siede sulla quarta panchina diversa di Serie A in quattro stagioni: rivelazione a Monza, risultati importanti a Firenze (nonostante le frizioni con la curva nell’ultimo turno) e qualche difficoltà a Bergamo. Ai tempi viola il perno era Kean, micidiale nell’attaccare la profondità sui rilanci millimetrici di De Gea, divenuti il vero marchio di fabbrica della manovra. Al Dall’Ara la mossa potrebbe ripetersi con Roberto Piccoli, acquistato in passato dai toscani proprio per dare fiato a Kean: tracciante profondo di Skorupski per il centravanti e blocco squadra che sale compatto a supporto. Rigenerare i numeri nove, del resto, resta uno dei suoi marchi di fabbrica.

Raffaele Palladino
Palladino e la fiducia in Piccoli (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images via OneFootball) Bologna Sport News

 

L’importanza degli esterni

A Firenze in difesa l’avvio con la linea a tre si era rivelato fallimentare, con troppe reti incassate. La svolta nacque nella ripresa contro la Lazio, quando il passaggio al reparto a quattro — caldeggiato dalla dirigenza e dai senatori dello spogliatoio — diede equilibrio e slancio. A Bologna si ripartirà da quattro dietro, pur lasciando aperta la porta a futuri ritocchi. In mezzo al campo la certezza è il terzetto: a due si rischiava di soffrire troppo il palleggio avversario. Ferguson, Pobega e Amondarain rappresentano la cerniera designata per garantire filtro e stabilità.

Sulle corsie laterali si concentrerà l’estro. Rowe avrebbe garantito lo strappo ideale per la sua idea tattica (così come per Tedesco), ma ora le chiavi dell’attacco andranno a Orsolini — al rientro dall’infortunio — e all’esperienza di Bernardeschi, con Cambiaghi pronto a subentrare.

Il copione di partenza sarà dunque il 4-3-3, modulo che gli ha garantito le risposte migliori. La missione resta complessa: le partenze pesanti di Rowe, Lucumí e Castro hanno rimpinguato i bilanci ma impoverito il tasso tecnico, costando la panchina a Tedesco. Per portare questo Bologna nella parte sinistra della classifica, a Palladino servirà un’autentica impresa.