Bologna, la scalata di Orsolini per riconquistare la fascia destra(Photo by Claudio Villa/Getty Images via OneFootball) Bologna Sport News
Il rientro a pieno regime di Riccardo Orsolini pone un intrigante dilemma gestionale e psicologico per Raffaele Palladino, considerando lo stato di forma straripante messo in mostra da Federico Bernardeschi in questo avvio di stagione.
Storicamente inamovibile sulla corsia destra rossoblù, beniamino del pubblico e leader tecnico incontrastato della squadra, Orsolini deve ora fare i conti con un concorrente diretto di altissimo lignaggio. Bernardeschi non solo occupa esattamente la sua stessa mattonella tattica, ma sta interpretando il ruolo con un’intensità agonistica e una brillantezza tecnica tali da rendere francamente difficilmente giustificabile un suo accantonamento repentino in panchina. Il gol del vantaggio siglato contro il Torino è stato un saggio balistico che rappresenta solo la punta dell’iceberg del momento d’oro vissuto dal numero dieci felsineo.
L’ex Juventus ha dimostrato di essersi calato perfettamente e senza presunzione nei princìpi di gioco richiesti dal nuovo staff tecnico. Garantisce infatti non soltanto i consueti lampi di classe e le giocate risolutive a rientrare sul mancino, ma anche un oscuro, continuo e preziosissimo lavoro di copertura difensiva.
Bernardeschi sta fornendo letture tattiche eccellenti in fase di non possesso, sporcando sistematicamente le linee di passaggio avversarie e dettando i tempi del pressing con un’intelligenza che stabilizza l’intera catena di destra. Per Orsolini, recuperare il terreno perduto a causa dei recenti risentimenti muscolari significherà dover dimostrare di poter offrire la medesima affidabilità e continuità in entrambe le fasi di gioco. Palladino ha chiarito fin dal suo arrivo a Casteldebole che l’equilibrio collettivo della squadra precede i gradi di capitano o l’anzianità di militanza nello spogliatoio.
Il marchigiano possiede sicuramente un istinto killer sotto porta nettamente superiore e una spiccata capacità di strappo più verticale rispetto al compagno, ma il rischio concreto è che il sistema attuale abbia trovato in Bernardeschi un facilitatore di manovra ormai imprescindibile, capace di dialogare a memoria con centravanti strutturati come Artem Dovbyk o con letali incursori come Lewis Ferguson.
La prospettiva a breve termine per il numero sette si delinea quindi come un ostico percorso a ostacoli dove ogni singolo spezzone di gara dovrà essere massimizzato. Inizialmente, Orsolini sarà presumibilmente chiamato a vestire i panni dello spaccapartite a gara in corso, sfruttando la sua letalità proverbiale contro difese stanche e spazi allargati.
Riconquistare la maglia da titolare non passerà esclusivamente dalle giocate balistiche da fuori area, da sempre cavallo di battaglia nel suo vasto repertorio, ma dalla capacità di convincere lo staff di poter replicare quell’imprescindibile quadratura tattica che il Bernardeschi attuale sta dispensando a piene mani. La vera sfida non si giocherà sul piano del talento puro, bensì sulla maturità tattica al servizio del collettivo.
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