Bologna, la nuova interpretazione del ruolo di Skorupski (Photo by Emmanuele Ciancaglini/Getty Images via OneFootball) Bologna Sport News
L’interpretazione del ruolo offerta da Łukasz Skorupski nella sfida tra Bologna e Inter rappresenta un vero e proprio manifesto del calcio moderno e delle richieste tattiche imposte da Raffaele Palladino.
Per comprendere a fondo l’eccezionalità della sua prestazione nel primo tempo, è necessario slegarsi dalla concezione tradizionale dell’estremo difensore confinato all’interno della propria area di rigore, deputato esclusivamente alla salvaguardia dei pali.
Nel sistema 3-4-2-1 del tecnico rossoblù, caratterizzato da un pressing ultra-offensivo e da una ricerca ossessiva della riconquista immediata del pallone nella metà campo avversaria, la linea difensiva è costretta a stazionare ad altezze vertiginose, spesso ben oltre il cerchio di centrocampo.
Questo assetto tattico crea fisiologicamente una voragine di quaranta o persino cinquanta metri di campo alle spalle dei tre centrali difensivi. È esattamente in questo spazio immenso e insidioso che Skorupski ha costruito la sua magistrale performance nei primi quarantacinque minuti.
Il portiere polacco ha agito come un vero e proprio “libero” della vecchia scuola, ma con le letture anticipate richieste dal calcio contemporaneo. La sua postura era costantemente proiettata in avanti, pronto a scattare fuori dalla propria area per intercettare le verticalizzazioni improvvise con cui l’Inter cercava di eludere la prima ferrea pressione del Bologna.
Ogni lancio lungo tentato dai centrocampisti nerazzurri, in particolare le sventagliate repentine per innescare gli inserimenti in profondità degli attaccanti, veniva sistematicamente disinnescato dalle uscite tempestive del numero uno felsineo. Questa capacità di accorciare la squadra coprendo la profondità non richiede soltanto un eccezionale tempismo e un grande coraggio nelle dinamiche di uscita, ma presuppone soprattutto una concentrazione mentale assoluta, un livello di attenzione spasmodico e una lettura preventiva dello sviluppo potenziale dell’azione avversaria.
Oltre a questo oscuro ma fondamentale lavoro di spazzino per mantenere la squadra costantemente alta, Skorupski si è distinto per interventi di pura reattività e posizionamento che hanno tenuto in piedi i rossoblù nel momento di massimo sforzo.
La parata effettuata nei primissimi minuti su Nicolò Barella non è stata frutto del caso o del mero istinto, ma di un posizionamento del corpo perfetto che ha chiuso lo specchio della porta avanzando, costringendo il centrocampista nerazzurro a un tiro forzato sotto enorme pressione. Allo stesso modo, l’intervento decisivo su Pio Esposito sul finire della prima frazione di gioco ha dimostrato una reattività felina, fondamentale per conservare il momentaneo vantaggio psicologico oltre che numerico.
Infine, il ruolo di Skorupski è stato centrale anche nella primissima fase di costruzione dal basso: chiamato costantemente in causa dai propri compagni pressati dagli attaccanti interisti, ha sempre gestito il possesso con enorme freddezza tecnica, fungendo da vertice basso di scarico e creando costantemente la superiorità numerica necessaria per eludere la pressione avversaria e far ripartire la manovra in modo pulito. Questa multidimensionalità del suo ruolo evidenzia come, in un sistema così aggressivo, il portiere diventi a tutti gli effetti l’insostituibile baluardo tattico su cui si regge l’intero castello del pressing alto.
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