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Atalanta-Bologna è storia grazie all’allenatore più sottovalutato degli ultimi anni

Avviso ai naviganti: il titolo di questo editoriale potrebbe contenere un’ unpopular opinion, come va di moda dire in questi tempi, ma a mio modo di vedere, rispecchia in pieno la situazione attorno al tecnico del Bologna, che ancora una volta ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere il proprio nome nella storia.

Atalanta-Bologna è infatti a tutti gli effetti storia: una semifinale di Coppa Italia a distanza di 26 anni dall’ultima volta, e la celebrazione dei tifosi al ritorno della squadra documenta quanto questa partita sia stata importante nell’immaginario e nella storia rossoblù. L’ultima volta che il Bologna ha disputato una semifinale nella competizione c’era Carlo Mazzone in panchina, stavolta ci sarà Italiano, il tecnico di cui si parla troppo poco e  di  cui forse si sottovaluta l’eccelso lavoro, non solo quello sotto i Portici.

Atalanta-Bologna, Italiano allenatore sottovalutato

Dopo l’esaltante anno passato con Thiago Motta, finito adesso sul banco degli imputati nella sua nuova avventura in bianconero, l’arrivo di Vincenzo Italiano era stato accolto anche con un certo scetticismo, in particolar modo per la narrativa che si faceva su di lui; un tecnico che aveva preso una squadra che lottava per posizioni meno nobili rispetto alla sua storia (la Fiorentina) e le aveva fornito la possibilità di disputare ben tre finali in due anni, centrando oltretutto più volte una qualificazione europea.

Eh si ma le ha perse” era principalmente questa la frase ripetuta come mantra dai suoi detrattori, come se disputarle fosse un qualcosa di normale e dovuto. La sua idea di calcio (pressing asfissiante e difesa alta) presa in burletta e come meme, perché troppo rischiosa. La stessa idea però che ha permesso alla viola di giocare tre finali e tornare in Europa e al Bologna di battere i vice campioni del Borussia Dortmund, di raggiungere la semifinale di Coppa Italia e di trovarsi al settimo posto in classifica con una gara da recuperare, che in caso di successo lancerebbe i rossoblù in orbita Champions.

Vincenzo Italiano (ph. Image Sport)

Tutto questo, è sempre bene ricordarlo, senza avere a disposizione Joshua Zirkzee, Riccardo Calafiori e Alexis Saelemaekers. A questi mi viene spontaneo aggiungere anche Lewis Ferguson, recuperato poco tempo fa, ma nuovamente ai box per un nuovo problema fisico. Ai nastri di partenza quindi i rossoblù partivano con gli sfavori del pronostico, che il tecnico ha saputo sovvertire tirando fuori il meglio da ciascun calciatore, come si era già verificato a La Spezia e Firenze.

Italiano ha un dono speciale

Proprio per questo motivo qua, mi viene da pensare che Italiano abbia un dono speciale: in qualsiasi situazione lavorativa si sia trovato (in primis Spezia, Firenze e ora Bologna) ha saputo innalzare il valore collettivo, migliorando anche le caratteristiche individuali di alcuni calciatori.

Mi vengono immediatamente in mente Maggiore e Pobega in Liguria, Vlahovic in Toscana ma anche lo stesso Bonaventura, fino ad arrivare all’attualità con i vari Lykogiannis, Ndoye (mai così prolifico) e al lavoro fondamentale nella crescita di Dominguez e Castro, talenti dal futuro roseo. Senza dimenticare Jens Odgaard, rivitalizzato nella zona centrale della trequarti. Anche per questo il titolo è quasi venuto da sè, perché forse nell’era in cui viene incensato (giustamente) il lavoro degli allenatori, troppo spesso non viene menzionato il tecnico degli emiliani, meno “pubblicizzato” di altri colleghi.

Charalampos Lykogiannis (ph. bolognafc.it)

Ancora una volta con il materiale a disposizione sta effettuando un lavoro egregio e sta facendo sognare un’altra grande piazza. L’auspicio è che possa continuare così per segnare ancor di più in maniera indelebile il suo nome nella storia del club. Per i riconoscimenti dall’esterno si dovrà attendere o forse no…in questo momento poco importa: Bologna sogna ancora.

LEGGI ANCHE: Bologna in ansia: anche Odgaard ko, le sue condizioni

 

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