L'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, ha raccolto un'intervista di Fabbian. Il centrocampista del Bologna, autore di quattro reti in campionato, è uno degli uomini del momento in casa rossoblù. Lo stesso Fabbian, ha parlato di suo nonno, oltre che del suo momento a Bologna e del suo futuro.

Il nonno

Ecco, Nereo Rocco voleva mio nonno proprio in quella squadra. Ma lui era l'unico maschio di una fami-glia contadina in cui c'erano otto figlie femmine. Il mio bisnonno aveva bisogno di braccia nei campi per lavorare la terra e decise, allora si faceva cosi, che a Rocco si diceva di no. Mio nonno Gabriele giocava da libero, un ruolo che non c'è più. Era tanto forte ed aveva molta passione per il calcio. Però non ha potuto continuare. Anche mio padre giocava vicino casa, in una squadra amatoriale. I Fabbian da generazioni portano il calcio nel sangue o nel Dna. Credo proprio che mio nonno sia proprio orgoglioso, felice. Un Fabbian in serie A alla fine ci e arrivato. Segue tutte le partite in televisione e quando sarà più caldo verrà anche allo stadio con i miei. Credo che veda vé stesso, nella mia maglietta. Luii è una persona serena, ha faticato tanto e ora si gode la vecchiaia. L'unico consiglio che mi ha dato è di divertirmi, di restare tranquillo. E so lo faccio, i grilli per la testa non ci sono, e se si manifestano, li scaccio.

Lo studio

Ho tatto le superiori seguendo l'indirizzo del liceo scientifico sportivo, prima a casa e poi presso la scuola dell'inter. Preso il diploma di maturità mi sono iscritto a Economia e Commercio. Mi interessano le materie, ho già dato tre esami. Calciare e pensare non sono due termini in contraddizione. Nel calcio ci vuole talento, che é una forma di intelligenza istintiva, ma pure capacità di ragionamento, visione del gioco, scelta dei tempi, disciplina tattica. Tutte cose che hanno a che fare con il sapere. Ecco, io non sento una frattura tra quello che faccio in campo e quello che mi spinge a capire i libri universitari. Studio quando posso, quando il lavoro mi consente di farlo. Lo sento come un dovere e non mi dispiace affatto farlo. Mi sembra di non sprecare tempo. So che la carriera di un calciatore non è infinita e che bisogna crearsi una seconda strada per il dopo. Noia? Ognuno, finito il Iavoro, usa il tempo come vuole. Not saprei giudicare la vita di altri: ciascuno ha il suo carattere, la sua sensibilità, il suo progetto futuro. lo non mi annoio. Non ho tempo per annoiarmi.

Fabbian
Giovanni Fabbian dopo il gol a Sassuolo (ph.Image-Sport)

Thiago Motta, Zirkzee e il sogno Europa

Con Thiago Motta mi trovo benissimo. È un maestro di calcio che chiede molto a ciascuno di noi che sa garantire un clima molto bello, molto sereno all'interno dello spogliatolo, in campo e fuori. Sa essere duro, quando serve. E aiuta a migliorare, tecnicamente e tatticamente. Siamo un gruppo di ragazzi che hanno una gran voglia non solo di vincere, ma di giocare al calcio. Che considerano questo verbo, giocare, non come una pura definizione, ma come un invito a vivere il football come invenzione, profondità e di costruire fraseggi da vicino, Tutto il calcio, in un ruolo solo. Europa? Non lo so, certo sarebbe fantastica, Il nostro obiettivo é vincere ogni volta che scendiamo in campo. Non sempre ci riusciremo, ma sempre dobbiamo provarci. I tifosi sono felici, con quel modo non eccessivo, non arrogante che è proprio di questa città. Tutto è sobrio e tutto però e allegro, almeno finora. I tifosi ci supportano e vedere lo stadio pieno e colorato aiuta tutti noi a dare il meglio. Zirkzee ha delle doti incredibili, lo si vede in campo. Ma oltre il rettangolo di gioco ha virtù forse meno visibili, ma per un gruppo fondamentali: è un bravissimo ragazzo, solare, divertente. Come calciatore è molto giovane e ha margini di
crescita per me impressionanti.

La nazionale e il futuro

Nazionale? Ora non ci penso, mi sembra tanto, troppo, Ovviamente sarei felice, onorato. La maglia azzurra e il sogno che popola l'immaginazione di ogni ragazzino che spera di giocare al calcio, E quindi anche il mio sogno, ma posso attuarlo solo giocando bene e comportandomi meglio, Cosi, solo cosi, questo tipo di desideri si avvera. Se tornerò all'Inter? Sto benissimo qui, e non è una risposta diplomatica. E un gran gruppo, ci divertiamo. Il domani
lo affronteremo domani. All'inizio ho dovuto salutare la famiglia ed è stata dura. Ero un bambino o poco più e qualche lacrima è scesa. Però è stata un'esperienza bellissima, che mi ha fatto crescere. Con molti di quei ragazzini soli ho mantenuto un legame che credo resterà per sempre. La prima notte è stata difficile, ma ero curioso di provare cose significava bastare a sé stessi, vivere senza la cura dei genitori e dunque anche avere autonomia. Mi creda, anche quando la nostalgia mi acchiappava il cuore, non ho mai avuto voglia di tornare indietro».

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