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Editoriale – Prova di forza della Virtus, la Fortitudo si lecca le ferite

Nel giro di una settimana la Virtus ha vinto tre volte in trasferta: gare diverse per valore dell'avversario e peso specifico ma comunque tre vittorie che corroborano la fiducia in casa Segafredo. Soprattutto quella di ieri a Venezia è un segnale molto chiaro che i bianconeri hanno lanciato a tutto il campionato, oltre che a sé stessi: se mai c'erano dubbi sul fatto che questo gruppo potesse essere competitivo, sono stati spazzati via dalla vittoria contro l'Umana. Sbancare il Taliercio non è mai cosa semplice: avendolo fatto lasciando la Reyer 7 minuti a secco in attacco nel quarto periodo è ancora più difficile. La Virtus ci è riuscita con una prestazione difensiva paurosa per fisicità, concentrazione e attenzione ai dettagli dopo un primo tempo in cui invece questi elementi erano mancati quasi del tutto. A cambiare l'andamento della gara è stato Alessandro Pajola, il cui vortice di energia ha trascinato tutto il gruppo e mandato in tilt l'attacco orogranata. Il +28 di plus/minus dice moltissimo dell'impatto del classe '99, fondamentale per alzare l'intensità nella metà campo difensiva. Se Kyle Weems si prende la palma del migliore menzione obbligatoria va fatta per Stefan Markovic, mai così incisivo fino alla botta al gomito, e Amedeo Tessitori, che ha sfoderato tutto il proprio repertorio offensivo. Come le due sconfitte di fila in casa non erano l'inverno, questa vittoria non è primavera però ha un innegabile peso nel processo di crescita del gruppo, comunque ancora lontano dalla sua possibile espressione migliore.

Se si guardano i numeri delle ultime due partite della Fortitudo c'è da mettersi le mani nei capelli. In Champions contro il Bamberg e ieri sera a Brindisi la squadra di Meo Sacchetti è stata una gruviera, subendo canestri in continuità e finendo presto la benzina anche solo per pensare di opporre una resistenza credibile. Chiariamo subito una cosa: gli infortuni e le assenze pesano, in modo inequivocabile. Se ad una squadra non profonda di suo togliamo due titolari (Happ e Fantinelli) e il primo cambio (Fletcher), se si fa male il lungo di scorta (Toté), se Aradori e Mancinelli non sono al meglio, ecco che quella benzina finita si spiega facilmente. Però la sensazione dall'esterno è che questa innegabile difficoltà stia diventando, magari a livello incoscio, un alibi per la squadra. Perdere con Bamberg e Brindisi ci sta anche a ranghi completi, figuriamoci; tuttavia non sono arrivati segnali di una reazione al destino cinico e baro, di un'opposizione al fattore sfiga, di un non arrendersi all'inevitabile. Al primo break avversario la Fortitudo crolla, senza riuscire a riprendersi. E sabato sera contro Treviso non ci saranno molti discorsi da fare: bisognerà vincere, muovere la classifica, uscire da quel malinconico ultimo posto occupato adesso. 

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