Il Bologna questa sera tornerà a giocare un match di Champions League dopo sessant’anni. Al tempo si trattava della gloriosa squadra vincitrice dello scudetto, che venne eliminata dall’Anderlecht per mano della monetina. Di seguito le parole del secondo portiere di quella rosa, Rino Rado, all’edizione odierna della Gazzetta dello Sport.
Era un Anderlecht forte. Aveva Van Himst ma anche altri ottonove nazionali. Sia chiaro, noi non eravamo affatto male eh… All’andata, a Bruxelles, ci fregarono col fuorigioco. Salivano sempre e Nielsen rimaneva sistematicamente fregato. Noi, in Italia, eravamo abituati a giocare col libero o comunque con un uomo di copertura. Loro no, erano in linea e in quella prima partita che finì 1-0 per loro ci misero in “offside”, non scherzo, quindici o venti volte. Però resistemmo: considerando tutto il risultato fu anche buono per il ritorno anche se Nielsen stesso e Pascutti si mangiarono dei gol.
Ma sa cosa succede prima di quella seconda gara? Che, scoperta la loro di capacità di metterci fuori giri e fuorigioco, Bernardini passa tutti i giorni a istruire gli attaccanti e segnatamente proprio Nielsen a fare due passi indietro e ripartire per evitare la trappola. Vinciamo 2-0 ma poi negli ultimi minuti prendiamo gol da Stockman. Si va in campo neutro.
Perani e Nielsen sbagliarono due gol, ma in difesa fummo perfetti. Zero a zero. E lì l’arbitro estrae la monetina. Io ero in tribuna, al Camp Nou: il primo lancio fu tendente alla nostra parte, ce lo disse Pavinato. Ma la monetina venne ritenuta di taglio e l’arbitro ripetè. Cosa successe? Che vidi le maglie bianche esultare. E tutto finì…
Serve tempo ma intanto non bisogna fare brutte figure: sarebbe brutto, dopo sessant’anni, farsi bastonare subito. Spero negli ottavi.
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