Milan-Bologna: che partita si aspetta?
“Il Milan è favorito ma non deve commettere l’errore di sottovalutare il Bologna, anche se secondo me non lo farà. Dopotutto, sono abituati ad affrontare le gare con uno spirito guerriero e voglioso. Nelle partite ci mettono tanto entusiasmo e qualità. A oggi il Milan è il peggior avversario da incontrare. Per il Bologna è veramente dura e poi mancherà Mihajlovic". 

Ha un pensiero per il tecnico del Bologna?
"Mi dispiace moltissimo per la sua situazione. Sono molto amico e ho grande stima di Sinisa. L’ho avuto nella Lazio ma ci siamo frequentati anche al di fuori del calcio, io lo considero un amico. Mi dispiace molto per quello che gli è capitato. Gli auguro tutto il bene del mondo. Con lui ho avuto un rapporto straordinario e a lui sono molto affezionato”. 

Visto il calendario, Milan-Bologna sarà decisivo per lo scudetto?
“Il Milan ha il destino in mano. I rossoneri hanno qualità e fame, perché nessuno dei giocatori ha la pancia piena di trofei, quindi è un’opportunità da non perdere e di questo ne sono consapevoli. L’ambiente gravita attorno alla squadra, smorza le tensioni e di questo non ne fanno mai un dramma, anche quando c’è un risultato negativo. Io non credo andranno ad incepparsi contro il Bologna, anche perché le squadre che stanno dietro non stanno navigando in maniera spedita verso la vetta. L’unica che mi convince è forse il Napoli, perché ha l’entusiasmo e la voglia di poter provare a vincere. Possono dare fastidio al Milan”.

Sarebbe giusto confermare Mihajlovic o si è chiuso definitivamente un ciclo?
“Dipende da cosa vuole fare Sinisa, se continuare o meno. Nella precedente esperienza, quando si ammalò, ebbe una squadra che reagì molto bene e quindi non vedo perché non si possa continuare con lui. È un uomo molto meticoloso e un grande professionista”.

Crede sia meritato quello che ha raccolto finora il Bologna in campionato?
“Si. Il Bologna sta facendo il suo percorso e quindi a questo punto è tutto meritato. Rimane comunque un avversario difficile da affrontare. A questo punto del campionato tutti hanno quello che si meritano, perché noi vediamo solo quello che succede in campo e non valutiamo gli aspetti esterni. Non dico che a questo punto della stagione la classifica rispecchi i valori, ma sicuramente mostra quello che hai fatto e proposto”.

Ha qualche ricordo positivo legato al Bologna o alla città?
“Una città meravigliosa dove ho vissuto. Purtroppo capitai in un periodo complicato, quello che combaciò con il fallimento e la serie C. Quando arrivai il mercato era già chiuso e potevamo acquistare solo giocatori dalla serie C. Erano presenti due anime diverse alla guida del club, io e quella del dottor Gazzoni. Fu un anno che servì per gettare le basi per la serie B. Dopo dodici partite decisero di mandarmi via assieme a Pecci”.

Invece cosa ci può raccontare del campionato vinto con il Milan nella stagione 98-99? 
“Ci hanno permesso di rientrare in corsa per lo scudetto, come stanno facendo ora con la Juventus. Tuttavia, questa Juventus era diversa dal mio Milan. La mia squadra aveva problemi di età e non di qualità. Nella rosa c’erano giocatori che avevano vinto tanto in passato e a sette giornate dal termine, ci diedero la possibilità di recuperare. La mia squadra colse l’occasione senza farsi troppo pregare e vincemmo il campionato. Tornarono le motivazioni. C’era da fare un sacrificio di sette settimane e la squadra accettò questa sfida. Parliamo di un gruppo che arrivò decimo e undicesimo con Sacchi e Capello nei due anni precedenti. La squadra non aveva più la continuità, infatti, diedi ai ragazzi un pezzo di campo molto più ridotto rispetto a quello che avevano gestito precedentemente. Ad esempio, piuttosto che occupare 50-60 metri, chiesi loro più qualità nel gestire 30 metri. Ovviamente qualcun altro si fece un mazzo tanto, ma permise agli altri di esprimere tutto il proprio potenziale”.
 
Il fallimento dell'Italia da cosa può essere dipeso?
“Il calcio è fatto di momenti. Se scatta la chimica, con le tue aspettative vai oltre e lo abbiamo visto nell’Europeo. Se non c’è, le motivazioni diminuiscono e tutto diventa più difficile. Questo sta a significare che non eravamo fenomeni prima, ma neanche bidoni adesso”.

Da dopo la sua esperienza nipponica, crede che il calcio asiatico abbia fatto ulteriori progressi?
“Già ai miei tempi il livello era abbastanza alto. Dopo aver vinto una Coppa d’Asia e una Coppa d’Asia dell’Est con il Giappone, facemmo una tournée in Europa dove giocammo tre amichevoli. Vittoria per 0-1 in casa della Francia di Deschamps, 2-2 contro l’Olanda di Louis van Gaal e 2-3 contro il Belgio a Bruxelles, che aveva gente del calibro di Mertens, Nainggolan e Lukaku in panchina. Eppure, noi eravamo il Giappone: vuol dire che i giocatori ci sono. Il livello del calcio asiatico sta crescendo molto. Son è un ottimo giocatore e nel Tottenham sta facendo grandi cose. Gli asiatici hanno modi di fare diversi e bisogna adattarsi alla loro cultura, soprattutto vanno messi a loro agio”. 

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