Editoriale - E se il basket copiasse dal volley?

La LegaVolley sta modificando il calendario per non fermarsi: la LegaBasket può fare lo stesso?

Scritto da Dario Ronzulli  | 

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Un weekend senza bolognesi quello appena trascorso. Né la Fortitudo né la Virtus sono scese in campo a causa dei focolai di Covid che hanno colpito le rispettive avversarie. Sono saltate anche altre due partite del turno di campionato per un totale di nove gare rinviate. E se Treviso-Cantù ha trovato una data, mercoledì 18, per le altre ci vorrà più pazienza soprattutto per le partite che riguardano le squadre impegnate in Eurolega ed Eurocup. Tutto questo rappresenta un problema da affrontare e da risolvere.

La soluzione prospettata dall'ad della Virtus Bologna Luca Baraldi è chiara: interrompiamo qui e adesso. "Dai punto di vista sociale stiamo facendo un danno, senza nemmeno la possibilità di offrire uno spettacolo dal vivo alla tifoseria. Su quello sportivo le partite hanno perso contenuto, ci sono squadre senza giocatori, si sta falsando il risultato. Infine economicamente il danno è assoluto. Non c’è alcun vantaggio a giocare, i diritti televisivi sono lo 0,0% del fatturato, gli sponsor che prima ancora di cercare visibilità vogliono assistere alle partite non possono venire. Dicono che se ci si ferma falliamo, ma la Fiba dice che presso il Bat l’Italia è al secondo posto per contenziosi tra giocatori e club. Questo significa che tutta questa ricchezza non c’era, figurarsi ora che non ci sono ricavi".

Naturalmente la posizione di Baraldi è più che legittima, anche solo per il fatto che da dirigente Virtus è in prima fila nel dover affrontare la questione. Però fermare il campionato adesso rischia davvero di essere più dannoso del continuarlo in queste condizioni. Innanzitutto c'è un enorme punto interrogativo: quando si potrà ripartire? Se la discriminante è la presenza di pubblico ad oggi nessuno saprebbe dare una risposta certa. Il vaccino che la Pfizer ha annunciato non è, purtroppo, ancora la panacea di tutti i mali e anche per questo c'è l'alto rischio che per rivedere i palazzetti riempiti oltre il 50% si debba aspettare tanto tempo.
Inoltre se una macchina organizzativa si dovesse fermare per la seconda volta in pochi mesi diventerebbe molto più complicato farla ripartire rispetto alla scorsa estate. Soprattutto perché la "concorrenza" va avanti e non mi riferisco al calcio, che ovviamente fa storia a sé. E proprio la concorrenza può offrire uno spunto per proseguire il campionato in queste condizioni così complicate.

La LegaVolley ha molte problematiche in comune con la LegaBasket: positivi in ogni squadra, gare rinviate, niente pubblico sugli spalti, ritorno quasi irrisorio dai diritti tv, sponsor che quantomeno chiedono visibilità. Eppure la Superlega sta continuando. Come? Con un calendario elastico. In campo ci vanno le squadre che per loro fortuna hanno un numero di positivi al Covid inferiore al minimo. Si anticipano dunque partite e si modifica il programma del fine settimana. Ad esempio si sarebbe potuto anticipare a ieri o anche ad oggi il derby di Basket City previsto per il 22 novembre. Non c'è (purtroppo) da modificare il ticketing, non c'è la fila di altri eventi che occupano i palazzetti, organizzare i viaggi con 48-72 ore d'anticipo non è semplice ma si può fare.

Attenzione: non è la panacea di tutti i mali. Resterebbero comunque gare da posticipare, bisognerebbe trovare un giusto incastro con le coppe europee (che il volley ha, buon per lui, organizzato in maniera totalmente diversa dal basket allestendo delle bolle temporanee per i gironi), ci sarebbe la necessità di completare i recuperi prima della fine del girone d'andata. Però intanto è un sistema per andare avanti adeguandosi alla situazione che richiede un approccio non canonico all'organizzazione dei tornei. Tornando al basket: proseguire come se nulla fosse non ha senso, fermarsi e aspettare tempi migliori non ha senso, mettersi a tavolino - ma prima di subito, non domani né dopodomani - e studiare una soluzione è prioritario. Magari anche copiando ché non c'è nulla di male. 


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