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Editoriale - Fortitudo Game Over: ora quale futuro?

La retrocessione della F non è purtroppo la cosa peggiore per i biancoblu

Scritto da Dario Ronzulli  | 
Antimo Martino (Foto Valentino Orsini - Fortitudo Bologna)

Finisce con la rabbia dei tifosi biancoblu. Finisce la stagione caotica e travagliata della Fortitudo, che perde con Napoli e saluta la Serie A. È l'epilogo purtroppo scontato di un campionato nel quale la Kigili raramente, troppo raramente, è stata all'altezza della situazione. La partita di ieri è stata emblematica sotto tanti punti di vista: innanzitutto l'atteggiamento non particolarmente aggressivo, poi la mancanza di idee, poi la non difesa nel finale, poi le scelte scellerate. Un compendio delle cose che non sono andate in quest'annata maledetta. Le colpe sono di tutti, dei giocatori che se ci credevano non l'hanno mostrato a dovere, di Antimo Martino che non ha saputo dare un minimo di identità. Ma su tutto ci sono le responsabilità della società, da Pavani in giù e in su, che ha alimentato il caos cambiando giocatori più volte, senza dare neanche vagamente l'ombra di quella solidità minima necessaria per non finire travolti dagli eventi.
Ma soprattutto pesa la gestione economica degli ultimi due anni che ha dissanguato le casse societarie e costretto il club a continue rincorse pur di tenere in piedi la baracca. Le scelte tecniche inconcludenti e le squadre costruite senza né capo né coda hanno portato alla rovina sul campo e fuori dal campo e adesso ripartire è una grande incognita. Da quale campionato? Con quali soldi? Con quale proprietà? Tutte domande che ad oggi non hanno risposte e non è affatto detto che le abbiano in tempi brevi. È questa la cosa peggiore di tutte, l'assenza della benché minima certezza per il futuro.

La Virtus è passata con l'asfaltatrice sul parquet del PalaVerde di Treviso prendendosi di forza il primo posto in stagione regolare. Traguardo parziale, che non implica nulla in vista dei playoff come la stessa Segafredo sa benissimo. Però è il modo in cui è arrivato il sorpasso e l'allungo su Milano che colpisce: di forza, di autorità, di profonda convinzione nei propri mezzi. Quindici vittorie di fila non arrivano per caso, non arrivano per diritto divino o perché c'è stato un intervento sul mercato a stagione in corso. Parallelo a questo c'è il cammino in Eurocup che ora arriva ad un Ostacolo con la O maiuscola. La partita di Valencia di mercoledì sera è una di quelle per cui vale la pena giocare a basket, una serata che varrà la pena vivere comunque vada a finire. I due precedenti stagionali lasciano il tempo che trovano, dal momento che sono arrivati in momenti diversi e con roster diversi, ma comunque ci hanno detto che la distanza tra le due squadre è minima, che la gara presumibilmente sarà equilibrata e che la Virtus dovrà fare grande attenzione ai dettagli perché Valencia ha esperienza a profusione per sfruttarli a dovere. Certo, senza Prepelic c'è uno spauracchio in meno e con Teodosic, Hackett, Shengelia e Hervey (sì, anche l'Hervey di questa fase di stagione) in più rispetto alla sfida di febbraio la musica potrà essere diversa.


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