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Colomba: "Importante tornare a vincere, il periodo nero è finito. Confermare Sinisa? Vedremo a fine stagione"

L'intervista esclusiva a Franco Colomba, ex allenatore di Bologna e Salernitana, che si sfideranno sabato all'Arechi

Scritto da Riccardo Austini  | 
Franco Colomba (Bfc photo)

Quale valore attribuisce alla vittoria contro lo Spezia?
“Era tempo che non si vinceva e riuscire a scalare qualche posizione non era semplice. Ora la vittoria per il Bologna è arrivata e si può dire che il periodo nero sia finito. Troppo tempo senza vittorie non fa bene e il Bologna si è ritrovato sotto ogni punto di vista”.

Quanto è stato importante il ritorno al gol di Arnautovic?
“Lui è il giocatore più importante e rappresentativo. Credo che la squadra abbia capito il suo valore e che tipo di giocatore è, altrimenti i movimenti che fa in campo sarebbero inutili”.

Quanto è cambiata la Salernitana rispetto a inizio campionato?
“All’inizio era un’incognita e la squadra era stata ritoccata poco. In quedto modo si può vincere la prima partita ma non si può essere efficaci per la Serie A. Castori ha pagato questo, è stato esonerato e anche Colantuono non è riuscito a modificare il percorso. Poi il cambio societario e l’esperienza di Sabatini hanno portato a una rivoluzione che ha dato buoni frutti. Tutto questo si vedrà nel tempo ma mi sembra una squadra cambiata sotto ogni punto di vista”.

Che tipo di avversario troverà il Bologna? Per la Salernitana sarà possibile salvarsi?
“La Salernitana ci deve provare e deve crederci partita dopo partita, anche se sarà difficile, ma ha ancora due recuperi e questo prossimo impegno in casa. Tuttavia, non sarà facile neanche per il Bologna, che troverà un ambiente caldo. Ho allenato a Salerno, conosco l’atmosfera del tifo. La squadra di Sinisa però ha dimostrato di avere dei valori e delle qualità. Sarà una bella partita con difficoltà psicologiche per la Salernitana, perché devono soltanto vincere, ma la situazione ambientale che troverà il Bologna sarà davvero particolare”.

C’è qualcosa in più che il suo Bologna aveva rispetto a quello attuale?
“Il mio aveva meno giovani. Eravamo una squadra complicata con qualche lacuna, ma avevamo anche degli elementi maturi che potevano sistemare le situazioni ostiche. Ho soltanto messo in pratica quello che avevo per mettere a proprio agio i miei giocatori”.

Avendo allenato in periodi storici diversi, lei si reputa più un amante del calcio “vecchio stampo” o di quello moderno?
“Il vecchio stampo adesso sarebbe inadeguato. Però dico sempre una cosa: di calcio ne esiste uno solo. Tuttavia, privilegiare l’agonismo va a discapito della qualità e viceversa, con l’agonismo di oggi si soffre. Bisogna trovare un punto d’incontro, con giocatori di qualità che allenati nel modo giusto possono darti del calcio a ritmi più alti. Poi bisogna essere sempre bravi a rallentare il gioco o accelerarlo”.

Il prossimo anno sarebbe giusto continuare con Mihajlovic?
“Mihajlovic ha fatto bene a Bologna e non si può dire il contrario. I periodi difficili in un campionato ci saranno sempre, l’importante poi è superarli e lui ci è riuscito tutte le volte. Bisognerà capire a fine campionato cosa vorrà fare e quello che sarà scaturito nel suo rapporto instaurato con la società. Si deciderà tutto a fine stagione”. 

Perché a Bologna il processo di crescita è più lento rispetto ad altre piazze?
“Manca la continuità. A livello di allenatore c’è stata, ma evidentemente il progetto tecnico avrà subito dei rallentamenti. Alla fine si tireranno le somme e si cercherà di capire il motivo del mancato adempimento. Credo che aggiungendo qualche tassello nei posti giusti, il Bologna potrà fare dei miglioramenti”.


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