Con il campionato trasformato in una salita proibitiva, le speranze del Bologna sono appese a un doppio filo: la Coppa Italia e il confronto imminente con il Brann in Europa League.
L’illusione di dicembre è evaporata. Se prima la squadra di Italiano poteva permettersi il lusso di scegliere tra tre diverse rotte europee, oggi la realtà è un vicolo stretto. La sfida di stasera contro la Lazio non è solo un quarto di finale, è un crocevia esistenziale.
Anche per Maurizio Sarri il margine d’errore è ridotto ai minimi termini: con il cammino in Serie A ancora incerto, la coppa nazionale diventa l’unico paracadute per salvare la stagione. Chi sopravvive alla battaglia di stanotte troverà l’Atalanta ad attenderlo sul ring delle semifinali.
Bologna e Lazio, la Coppa Italia può cambiare la stagione

Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, il Dall’Ara ha smesso di fare paura. Quello che era il quartier generale inespugnabile del Bologna è diventato, negli ultimi sessanta giorni, un terreno vulnerabile. La crisi non è di tifo, ma di nervi e di precisione. Tra decisioni arbitrali discutibili e amnesie difensive, il percorso dei felsinei si è trasformato in un calvario.
Vincenzo Italiano lancia una frecciata diplomatica ma velenosa al designatore Rocchi:
C’è chi sbaglia in campo e chi fischia…». Ma sa bene che piangersi addosso non serve a nulla se non si risolvono i propri difetti strutturali.
Per invertire la rotta dopo un blackout così prolungato, non bastano i ricordi della gloria passata o il prestigio della coccarda tricolore. Serve una scossa elettrica. La ricetta del tecnico è chiara: eliminare le letture superficiali del gioco, capire il pericolo prima che diventi fatale, trasformare i “compitini” in prestazioni di sostanza.
Il riferimento al gol subito da Ordoñez è evidente: un errore nato dalla sufficienza che stanotte non sarà ammessa. Contro una Lazio organizzata, capace di fermare anche la Juventus, serve una prestazione immacolata.
Tifosi stufi? Il Dall’Ara sarà mezzo vuoto
Stasera lo stadio bolognese si presenterà con un colpo d’occhio desolante: appena 15.000 presenze previste. In termini pratici, significa giocare in un impianto per metà deserto. Ma cosa ha tenuto la gente a casa? C’è chi punta il dito contro i prezzi eccessivi, chi incolpa un clima che però, a conti fatti, resta stranamente gradevole per il periodo, e chi sospetta una sorta di appagamento di una piazza forse troppo viziata dai recenti successi.
Il web è già una polveriera. La fazione dei sostenitori più accaniti ha messo nel mirino i “fedelissimi della domenica”, accusandoli di aver voltato le spalle alla squadra nel momento del bisogno. Il contrasto, d’altronde, è violento: sembra passato un secolo da quel 14 maggio, quando una marea di trentamila cuori rossoblù invase la Capitale per la finale dell’Olimpico.





