Il Bologna è caduto contro il Parma nell’ultima giornata di campionato: molte le polemiche per l’intervento del Var e l’espulsione a Pobega
Quando non gira c’è il rischio di giocare bene la partita e non raccogliere punti. Certamente in questo momento la fortuna non aiuta i rossoblù se consideriamo l’ennesima espulsione discutibile subita in questa difficile stagione – la quinta in campionato più una in Europa League – grazie all’intervento del Botteghino Var, dove si fa e si disfa una partita.
Capita, quindi, che in recupero il prorompente Pobega da tergo allunga la gambetta in avanti e lo scarpino sfiora il polpaccio dell’avversario Keita. La palla è avanti all’avversario e stando alle immagini televisive si avvisa il tocco della scarpa dell’ex milanista con il polpaccio di Keita.
A velocità normale si vede il giocatore rossoblù sbilanciato e nell’allungare la gamba pare aver toccato l’avversario. Se ha colpito o meno il polpaccio è difficile carpirlo e altrettanto si può dire sull’intensità del tocco, se c’è stato, poiché il fermo immagine è un indizio ma non una colpa appurata.
Indi per cui, nessuna immagine televisiva rallentata può determinare l’intensità di un tocco. In un primo momento fa bene l’arbitro Collu a sanzionare con un cartellino giallo Pobega, sbaglia invece la Var a richiamare il direttore di gara per un intervento che sul campo non è parso così grave.
L’errore del Var sul rosso a Pobega e l’intervento che non doveva esserci
Mi preme ricordare agli smemorati, classe arbitrale compresa, che la Var deve intervenire per correggere “chiari ed evidenti errori” o gravi episodi non rilevati dall’arbitro. In particolare sono quattro i casi in cui deve intervenire: gol/non gol; calcio di rigore/non rigore; espulsioni dirette e scambio di identità. Mi soffermo solo sul caso in oggetto, ovvero sulle espulsioni dirette: falli gravi non visti o sanzionati erroneamente (non per seconde ammonizioni).
Il caso Pobega quindi rientra fra questi ma è altrettanto vero che dal campo quell’episodio non sembra assolutamente un chiaro ed evidente errore, quindi cosa induce la Var ad intervenire? Me lo chiedo e se lo chiedono anche diversi ex arbitri oggi chiamati in televisione a commentare le immagini e dare risposte all’enorme vasta platea che questo sport catalizza.
La sensazione generale è che la Var stia andando di fatto verso un moviolone sempre attivo durante la partita, che snatura ancora di più il ruolo dell’arbitro. Sia chiaro un aspetto, le decisioni del Var ormai condizionano tutte le partite, non solo quelle del Bologna: Genoa-Napoli docet.
Il problema difesa e la Coppa Italia da difendere
Non mi dilungo sulla partita, che il Bologna a mio avviso meritava di chiudere diversamente. L’attenzione deve essere riservata all’impegno di questo mercoledì dove i rossoblù – detentori della Coppa Italia – sono chiamati a difendere il trofeo contro la Lazio ai quarti di finale.
Allo stato attuale la formazione guidata da Sarri si trova in salute nonostante due sessioni di mercato discutibili; in classifica è 8^ con 33 punti a differenza del Bologna ancorato al 10^ posto. La Lazio notoriamente trova difficoltà nel reparto avanzato, 26 reti al passivo a differenza delle 31 subite dai rossoblù, ma gode di un equilibrio che le permette di non subire eccessivamente.
Al contrario il Bologna nell’ultimo mese ha subito 7 gol in campionato. La Lazio nelle ultime 5 partite in campionato ha vinto 2 volte, pareggiato altrettante volte e annovera 1 sola sconfitta, in casa con il Como 3-0. Nello stesso periodo il Bologna gode di 2 risultati positivi in Coppa Uefa (1 vittoria e 1 pareggio), mentre in campionato è caduto 3 volte (con Genoa, Milan e Parma).
Mercato e Stadio: il caso Fabbian e la situazione Dall’Ara

Concludo con le parole dell’A.D. Claudio Fenucci intervenuto ai margini della conferenza stampa di presentazione di Helland e Sohm. In ordine alcuni argomenti. Il mercato di riparazione. Sull’operazione Fabbian Fenucci afferma che il ragazzo è stato sacrificato per permettere alla società di fare mercato nella prossima sessione estiva.
Nulla di diverso rispetto al passato: prima si vende, poi si opera in entrata. Questo modus operandi permette alla società di mantenere il bilancio finanziariamente sostenibile e sinceramente – alla luce dei dati snocciolati da Fenucci, che negli ultimi 6 anni il calcio italiano sfiora i 4 miliardi di perdite – fatico a non seguirlo.
Credo che “noi” tifosi dovremmo guardare in faccia la realtà e domandarci se preferiamo stare dalla parte della sostenibilità finanziaria (ovvero con i conti apposto) o tentare la strada della gestione faraonica e grottesca di certe società che sono in mano alle “scatole cinesi”.
Questione Stadio. Appena pochi giorni fa il sindaco Lepore ha sollecitato la società Bologna F.C. 1909 a prendere una posizione chiara sulla ristrutturazione del “Dall’Ara”. Il Sindaco ha rinnovato la fiducia al club rilanciando l’eventuale stanziamento per il vecchio impianto bolognese (che sostanzialmente non può stare congelato tutta la vita, stando alle vigenti leggi).
Fenucci risponde spostando il problema altrove, ovvero nella mancanza di un apporto imprenditoriale privato. Per essere chiari: senza investitori privati il BFC non può sostenere i costi per ristrutturare lo stadio. Nel caso si può rivalutare l’idea di costruire un nuovo impianto sempre se si trovano investitori. Insomma, mi ritorna in mente un vecchio progetto, Mondo Bologna, ideato negli anni Novanta dal commendatore Giuseppe Gazzoni Frascara. Si cercavano investitori. Orbene, tutto cadde nel dimenticatoio.





