Gli arbitri sono sotto accusa ogni giornata: dopo gli ultimi errori, il presidente federale Gravina ha pronta la rivoluzione totale, ecco cosa cambia
Quante volte, in questa stagione, la domenica sera si è chiusa parlando più di fischietti che di gol? Episodi controversi, VAR sotto accusa, designazioni finite nel mirino. Il rumore di fondo è diventato assordante. E quando il malumore si trasforma in sfiducia, qualcuno ai piani alti deve muoversi.
È in questo clima che la FIGC ha deciso di accelerare. Il presidente Gabriele Gravina, dopo settimane di tensioni e con l’inibizione confermata per Antonio Zappi, ha messo sul tavolo una parola pesante: rivoluzione arbitrale. Non un semplice ritocco, ma un cambio strutturale che potrebbe riscrivere il modo in cui vengono gestiti gli arbitri italiani.
L’idea? Creare una sorta di “PGMOL all’italiana”. Un modello ispirato alla Professional Game Match Officials Limited inglese, nata nel 2001 quando in Inghilterra gli arbitri sono diventati professionisti a tutti gli effetti. Un passaggio storico che ha trasformato la gestione tecnica e organizzativa dei direttori di gara. E adesso anche l’Italia sembra pronta a fare quel salto.
Una PGMOL italiana: cosa cambia davvero
Il progetto, secondo quanto riportato da Il Corriere dello Sport e approfondito da Calcio e Finanza, è già delineato nei dettagli. Struttura, numeri, governance, investimenti. La nuova entità sarebbe una società indipendente, partecipata al 100% dalla Federcalcio, con le Leghe coinvolte solo sul piano economico, senza interferenze operative.
Tradotto: separazione netta tra gestione politico-associativa e gestione tecnica. Un punto chiave per scardinare quel sistema di relazioni e dinamiche interne che, secondo molti osservatori, ha alimentato tensioni e sospetti negli ultimi anni. L’obiettivo dichiarato è chiaro: più trasparenza, meno clientelismo, maggiore efficienza.
Il Consiglio federale nominerebbe un CdA di tre membri totalmente indipendenti. Saranno loro a scegliere il designatore – un arbitro di comprovata esperienza – e un direttore generale con competenze amministrative e di marketing. Non solo gestione tecnica, quindi, ma anche sostenibilità economica. Il budget attuale si aggira attorno ai 17 milioni di euro: una cifra importante che dovrà essere amministrata con criteri manageriali.
Contratti, professionismo e commissariamento: il nuovo corso

La vera novità riguarda però lo status dei fischietti. La riforma degli arbitri prevede una nuova qualifica professionale per i direttori di gara di vertice. Contratti autonomi per i più giovani, subordinati a tempo determinato per i più esperti, con l’ipotesi di un piano pensionistico dedicato. Un passaggio che segnerebbe la fine dell’ambiguità tra dilettantismo formale e professionismo sostanziale.
La struttura resterebbe simile nei numeri – circa 40 arbitri, 66 assistenti e 24 Video Match Officials – mentre la Serie C continuerebbe sotto l’egida dell’AIA, come bacino di formazione. Resta sul tavolo anche l’ipotesi di un commissariamento dell’AIA, segnale che la transizione potrebbe essere meno morbida di quanto si voglia far credere.
La sensazione, parlando con dirigenti e addetti ai lavori, è che Gravina voglia chiudere la partita in tempi rapidi, magari già dalla prossima stagione. Ma basterà una nuova governance per restituire credibilità al sistema? Oppure servirà anche un cambio culturale, dentro e fuori dal campo? La rivoluzione è annunciata. Ora resta da capire chi avrà davvero il coraggio di portarla fino in fondo.





