Il Bologna supera il Pisa in trasferta grazie ad Odgaard: i felsinei vincono senza bel gioco ed ora per Italiano c’è il tour de force
Un brutto Bologna espugna il campo del Pisa dedicato a Garibaldi e all’indimenticabile presidente nerazzurro Romeo Anconetani, quello che dispensava sale dietro le porte per scongiurare chissà quale demonio. Tuttavia, i tre punti strappati all’ombra della Torre pendente sono l’ennesima manna caduta dal cielo per il Bologna se consideriamo come la squadra guidata da Oscar Hiljemark abbia fatto la partita, impensierendo in più occasioni i ragazzi rossoblù: non a caso Skorupski si è superato in almeno tre occasioni.
Tutto bene quel che finisce bene, ci mancherebbe altro, poi però bisogna guardare in faccia la realtà e scrivere come sono andate realmente le cose se non altro per tenere alta l’attenzione sulla squadra felsinea, ancora una volta vista poco brillante sul piano del gioco. Voglio credere che i felsinei abbiano pagato oltremodo il recente impegno di coppa contro il Brann, ma altrettanto considerare che con il nuovo modulo la squadra di Italiano sia ancora alla ricerca del migliore assetto.
Bologna formato trasferta: Odgaard superstar a Pisa
La vittoria di misura a Pisa è l’ennesima di una serie di risultati costruiti per ovviare alle difficoltà, infatti, con il minimo sforzo – un tiro in porta e un gol, oltre il palo colto da Castro – i rossoblù si portano a casa il massimo risultato contribuendo a riprendersi l’ottava posizione in classifica minata per qualche ora dalla matricola Sassuolo, se così vogliamo etichettare la squadra guidata dal Campione del Mondo Fabio Grosso e da un management (Carlo Rossi e Giovanni Carnevali su tutti) che ha mantenuto anche nella cadetteria un organico di valore, su indicazione della proprietà Squinzi.
La scorsa settimana avevo sottolineato come il trend esterno del Bologna fosse addirittura migliore di quello interno (in 13 gare 17 punti) propiziando di fatto il rilancio dei rossoblù in campionato. Il nostro “bolognetto” (giusto per rievocare il nostro indimenticabile Gianfranco Civolani) fuori casa in 14 gare si è preso fin qui la bellezza di 22 punti (6 vittorie, 4 pareggi e altrettante sconfitte): un aspetto da non sottovalutare.
Che poi questo ennesimo exploit esterno sia la fotocopia degli ultimi successi firmati con Parma, Udinese e Brann in Europa League, è solo un dettaglio. Non di poco conto, certo, ma in fin dei conti vale il risultato. Lo stesso Italiano ne è consapevole e ha rimarcato nel dopo gara come sia stato fondamentale – in questo caso – l’apporto arrivato dalla panchina, che ci riporta agli arbori quando la rotazione era funzionale per rimediare ai numerosi infortuni e al folto calendario dei benedetti 4 fronti. Entra Odgaard e squillo delle trombe al 90’. “Era da tanto – afferma il mister siciliano – che un subentrato entrava e decideva per noi una partita”.
Italiano “accetta” un gioco non brillante
Poi però Italiano va oltre per difendere il proprio operato – e ci mancherebbe altro – e aggiunge, guardando al recente passato, come il suo Bologna fosse in debito con la fortuna: “Abbiamo perso tante partite dopo ottime prestazione” e a ragion veduta “mi prendo questi tre punti anche dopo un secondo tempo non brillante rispetto al primo”. “Va bene così” e va bene anche a noi che patiamo questa lunga corsa verso una migliore destinazione.
Tornando al gioco del Bologna, meno spregiudicato, credo che debba essere sottolineata la bravura del suo allenatore senza colpevolizzarlo oltremodo. Vincenzino Italiano – insieme allo staff – si è adattato alle circostanze. A mio modo di intendere il calcio, lo spessore di un allenatore si misura anche dai dettagli e – piccoli o grandi che siano – nel caso di Vincenzo l’essere camaleontico l’ha premiato.
Voglio dire, abbandonare il proprio “credo calcistico” per il bene comune non deve essere vissuto con disistima. Invece, adattarsi al momento – e ai giocatori – deve essere visto come un valore aggiunto. In tal senso la Serie A, in particolare, ha diversi precedenti su “bravi” allenatori poco propensi a cambiare il proprio gioco. Cito a memoria Giampaolo e Di Francesco.
Bologna, nodo riposo e calendario fitto: la situazione

Archiviato il Pisa l’attenzione è rivolta ai prossimi impegni per fortuna “più ariosi” rispetto ai mesi precedenti. Prima della sosta del campionato, il Bologna dovrà affrontare 5 appuntamenti in 19 giorni. Dopo due partite giocate il lunedì sera, che ha permesso al Bologna solo 72 ore di recupero psicofisico rispetto alla gara di coppa – se ricordate Italiano si è lamentato per questa programmazione – questa volta il massimo Organo che organizza il campionato (complice le premiate ditte televisive, quelle che sganciano il vil denaro – ha pensato bene di venire incontro ai rossoblù (ma anche alla Fiorentina impegnata in Conference League) con un maggiore recupero portato nell’immediato a oltre 97 ore fra l’impegno con il Verona e quello di Europa League contro la Roma.
Mi riferisco appunto alla prossima settimana. Un mezzo trionfo! Ma attenzione, poiché dalla prossima settimana il recupero fra la partita giocata con la Roma in EU e quella di campionato con il Sassuolo passerà ad appena 66 ore.
Paradossalmente va peggio alla Roma costretta a giocare i due impegni in campionato alle ore 18 della domenica a differenza del Bologna alle 15. Ebbene, questa volta il calendario premia Bologna.
In generale ribadisco un vecchio concetto già espresso: le squadre impegnate in coppa devono pregiarsi di un calendario paritetico e adattato agli impegni. Così non è e non è accettabile. Che sia o meno a vantaggio del Bologna. Alla Lega di Serie A chiedo maggiore impegno.





