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Editoriale

Bologna, la sconfitta contro il Verona fa emergere nuovi aspetti: c’è una ipotesi chiara

La sconfitta del Bologna contro il Verona ha aperto nuove fratture e casi: c’è anche chi sostiene come vi sia un problema ben chiaro

Dopo quattro vittorie consecutive il Bologna cede il passo al Verona del nuovo tecnico Sanmarco, già tecnico della Primavera scaligera. Brutta sconfitta quella dei rossoblù poiché mette difronte la squadra ad una brutta realtà: lo stadio “Dall’Ara” rimane stregato. Il dato che emerge – perdere in casa con Cremonese, Fiorentina, Parma e Verona, ovvero con squadre alle prese nella lotta per non retrocedere – infatti fa pensare a quella sorta di “imborghesimento” citato da Italiano tempo fa.

Se è o meno una questione mentale lo capiremo solo a fine stagione, a bocce ferme, ma un aspetto è inconfutabile, una squadra vincitrice di una Coppa Italia, finalista di Supercoppa e protagonista in Europa non può perdere tutti questi confronti casalinghi.

L’amara realtà di essere impotenti davanti al proprio pubblico diventa – a mio parere – il fattore preponderante della stagione. Come se la squadra stia disattendendo le aspettative di tutta una città che vive anche il calcio, complice il ritorno nei campionati europei. Tornare in Champions League prima e Europa League poi ha fatto sì che gli abbonamenti e l’affluenza allo stadio raggiungesse numeri importanti.

Nonostante la crisi economica. Con il Verona presenti 27 mila spettatori. In poche parole, lo storico catino del “Dall’Ara” era diventato un fortino inespugnabile creando un’atmosfera unica fra giocatori e tifosi. We are one, appunto. Fin qui due anni di passione attraversati da lunge ed appassionate trasferte in Europa, in Italia e anche a Riad, nel cuore dell’Arabia Saudita, oggi teatro indiretto della Guerra in Medio Oriente.

La Coppa Italia aveva chiuso un ciclo?

Alla luce dell’attuale crisi di risultati credo ci sia il serio rischio di disperdere parte di questo entusiasmo, lo stesso Italiano ne è consapevole e non molto tempo fa aveva lanciato un monito ai suoi ragazzi, ma evidentemente non è stato raccolto.

Azzardo a dire che il successo di Coppa Italia dell’anno scorso aveva messo fine ad un ciclo senza che ce ne fossimo accorti, tant’è che la squadra – complice anche i festeggiamenti – alla fine della stagione si era piazzata al nono posto. Con un allenatore, oltretutto, rincorso dalle sirene rossonere e che poi il Club di Saputo è riuscito a blindare con un ingaggio faraonico che si aggira attorno ai 3 milioni netti più eventuali bonus.

E qui credo che siano iniziano i problemi per il Bologna. La squadra che vince – lo insegna la storia – porta inevitabilmente alla crescita del monte ingaggi dei giocatori oltre a quello dell’allenatore, come abbiamo visto. Alcuni giocatori hanno rinnovato, altri invece sono ancora alle prese con i rinnovi laboriosi senza trovare una via d’uscita. Mi riferisco a Lucumi, Orsolini e Freuler, anche se lo svizzero pare essere vicino alla firma nonostante qualche sirena lo stimoli a nuove avventure, Roma in primis.

Bologna, il mercato ed i “casi” Lucumì ed Orsolini

Bologna, il mercato ed i “casi” Lucumì ed Orsolini (Ansa Foto) – BolognaSportnews

La storia di Lucumi è risaputa: aveva una clausola rescissoria a 28 milioni da esercitare entro il 10 luglio. Nessuna società si è fatta avanti e il Club felsineo – giustamente – ha programmato la nuova stagione mettendo al centro del “progetto difensivo” il difensore colombiano e agevolando la cessione di Beukema. Le offerte a Lucumi arrivano solo ad agosto, a pochi giorni dall’inizio del campionato.

Questo è il classico esempio come può influire il mercato aperto con lo svolgimento del campionato. Un’eresia. Nonostante un lungo braccio di ferro fra il procuratore Rondanini e società, il colombiano resta a Bologna e rifiuta il rinnovo di contratto. Al Sunderland, il nazionale colombiano avrebbe preso 3 milioni netti a stagione per cinque anni (30 milioni netti) a fronte degli 800mila firmati in rossoblù fino al 2027, che sarebbero saliti a 1,5 con il rinnovo di contratto.

Una differenza del 50%. L’altro caso riguarda Orsolini. L’estate scorsa arriva l’offertona della vita per l’ala ascolana, l’Al-Qadsiah gli offre 10 milioni di euro di ingaggio a stagione. E l’Orsonaldo, che ha velleità di giocare il Mondiale agli ordini del CT Gattuso, rifiuta l’offerta confidando in un rinnovo equo. Il Bologna offre 2.5 netti più bonus. Orsolini si aspetta ben altro.

Ebbene, questi due casi mi fanno pensare come si possa giocare con la testa sgombra in presenza di scelte così importanti per il proprio futuro, che vanno al di là della retorica dell’essere professionista. Una prima risposta l’avremo giovedì per l’incontro di Europa League contro la Roma.

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