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Editoriale

Bologna, dal problema organico alla “pancia piena”: il dibattito aperto ma “sospeso”

Il Bologna è caduto contro la Lazio: nuovo campanello d’allarme dopo la sconfitta contro il Verona. I problemi evidenti in casa rossoblu

Il Bologna perde in casa l’ennesima partita (12^ in campionato di cui 8 in casa) contro la Lazio se consideriamo l’incontro del 7 febbraio scorso quanto la formazione biancoceleste aveva eliminato in coppa Italia i rossoblù ai calci di rigore. Senz’altro si può dire che in questo momento la Lazio è indigesta al Bologna, al contrario si può affermare che la Lazio è in forma e il Bologna è ancora acciaccato (e in parte incerottato) e in cerca dell’originaria identità. Che non ritorna.

Poi possiamo raccontare tutto e di più, come la storiella (reale) che i rossoblù sono usciti spremuti dall’Olimpico dove si è consumato l’ultimo match di Europa League contro la Roma, oggettivamente superiore alla formazione guidata da Vincenzo Italiano. Ma in fondo servono le motivazioni e evidentemente quando suona l’inno dell’EL, i ragazzotti felsinei si gasano al punto di vendere anche l’anima al diavolo.

Bologna, organico non adatto per quattro competizioni

Succede quindi, che questo gruppo squadra è affamato di coppe e dopo aver giocato la Champions League a discreti livelli, vinto la Coppa Italia e – piccolo dettaglio – giocato la finale della Supercoppa italiana, persa ad appannaggio del Napoli, campione d’Italia in carica, cerca nuovi stimoli.

Ma tutto diventa opinabile e magari l’altra storiella che emerge, forse più attendibile, è che questo organico non era (ed è) in grado di affrontare più competizioni, figurarsi quattro. Al netto degli infortuni, lo ribadisco a scanso di equivoci. Ma fortuna e sfortuna sono fattori intrinsechi allo sport, in poche parole con il culo si va anche sulla cima più alta al mondo, l’Everest appunto son i suoi quasi 9mila metri sopra il livello del mare. Dettaglio di non poco conto che però pesa nell’economia di una stagione.

Vengo però al punto, perché la realtà dei fatti è che la squadra felsinea dopo essere andata in crisi di risultati alla vigilia di Natale, non è riuscita più a ritrovare la strada maestra. Gestire la trasferta nella lussuosa Riad non era cosa semplice, eliminare l’Inter in semifinale e trovarsi in finale di Supercoppa contro il Napoli ha portato via tante energie. Se poi l’esperienza da nababbi ha destabilizzato qualche testa fa parte delle circostanze, spetta tuttavia all’allenatore e al suo staff mantenere i ragazzi con i piedi per terra.

E quindi con la pancia piena arrivano i problemi per il Bologna al netto delle variabili già trite e ritrite. I rossoblù arruolati e ormai spremuti e all’estremo delle proprie performance si sono rilassati e partita dopo partita non hanno ritrovato la bussola, quella che ha permesso a Ferguson e soci di navigare fra le migliori terre del palcoscenico europeo.

Bologna, ko con Verona e Lazio campanelli d’allarme che risuonano

Bologna, ko con Verona e Lazio campanelli d’allarme che risuonano (Ansa Foto) – BolognaSportnews

Accantonata momentaneamente la crisi di risultati (ma anche di gioco), siamo già a febbraio quando il Bologna ritorna a corricchiare portandosi a casa sei vittorie fra campionato e Europa League, in mezzo una sola sconfitta, vedasi coppa Italia. Ma il terreno casalingo – e qui mi ripeto – non premia lo sforzo dei rossoblù, che sono tornati a macinare punti e scalare quella classifica che si stava facendo sempre più anonima; insomma, c’era il rischio di passare nella parte sinistra della classifica e di fatto abbandonare le velleità di qualificarsi in zona UEFA.

Le debacle in casa con Verona e Lazio, seppur con organici e ambizioni differenti, risuonano quel campanello di allarme. Il Bologna a tratti c’è ma è fragile, troppo direi, e basta poco per cadere nel tunnel del nonnulla.

Poi si può discutere anche sull’undici sceso in campo con Bernardeschi assorbito a centrocampo, con appena cinque undicesimi ruotati rispetto al giovedì di coppa e si può anche dibattere se Orsolini (300 presenze con il Bologna, vale a dire un’istituzione da queste parti) era o meno nelle condizioni di battere quel maledetto rigore quando in campo c’era ancora Bernardeschi, rigenerato appieno dalla cura Italiano (se poi il CT azzurro Gattuso non se ne è accorto, sarà un suo problema).

Il dibattito è aperto ed io non ne voglio prendere parte: non sono nessuno per giudicare l’operato dell’allenatore, quello che ci ha portato a rivincere un trofeo dopo una vita. Attendiamo a fine stagione.

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