Un vero e proprio terremoto si è scatenato nell’Italia: nel primo pomeriggio Gravina si è dimesso, c’è un colpo di scena su Gattuso e Buffon
Certe notti restano addosso. Non vanno via facilmente, anche quando provi a voltare pagina. E allora la domanda viene spontanea: cosa resta davvero dopo una caduta così pesante? Non è solo il risultato, non è soltanto un rigore sbagliato o una traversa di troppo. È qualcosa che scava più in profondità, che mette in discussione certezze e ruoli.
Perché quando una Nazionale come l’Italia manca per la terza volta consecutiva l’appuntamento con il Mondiale, il problema non è più episodico. Diventa strutturale. E inevitabilmente porta con sé decisioni forti, dolorose, ma forse inevitabili. In queste ore, infatti, il clima attorno alla Federazione è tutt’altro che sereno: tra dimissioni Gravina, addii eccellenti e scenari ancora tutti da scrivere, il futuro azzurro sembra sospeso.
Un domino inevitabile: da Gravina a Gattuso fino a Buffon
La sensazione è che si sia aperto un vero e proprio effetto domino. Le dimissioni di Gravina sono diventate certezza nel consiglio federale di oggi, alimentate da un clima di sfiducia crescente e da risultati che, ormai, parlano da soli. Dopo l’eliminazione contro la Bosnia, maturata ai rigori, era difficile immaginare un epilogo diverso.

Nel frattempo, un’altra decisione sembra già arrivata: Gattuso lascia la Nazionale. Una scelta sofferta, maturata nelle ore successive alla sconfitta. Chi ha visto le sue parole e i suoi occhi nel post partita ha capito subito che qualcosa si era rotto. Non solo il sogno Mondiale, ma anche il legame emotivo con un progetto che, nei fatti, non è mai decollato davvero.
E non finisce qui. Anche Buffon dice addio al suo ruolo di capo delegazione. Una figura simbolica, un punto di riferimento nello spogliatoio, che ha deciso di farsi da parte in un momento così delicato. Non per mancanza di attaccamento, ma forse proprio per rispetto verso una maglia che conosce meglio di chiunque altro.
Tre addii, o possibili tali, che raccontano molto più di una semplice crisi tecnica. Qui si parla di identità, di direzione, di un sistema che sembra aver perso la bussola.
Il dopo: tra grandi ritorni e nuove scommesse
E allora inevitabilmente si guarda avanti. Perché se è vero che una caduta così fa rumore, è altrettanto vero che può rappresentare un punto di ripartenza. Il tema ora è chi guiderà questa ricostruzione.
I nomi sul tavolo sono pesanti, di quelli che accendono immediatamente il dibattito. Conte possibile ct è una suggestione concreta, soprattutto per il suo carattere e la sua capacità di incidere subito. Allo stesso modo, Mancini ritorno resta un’idea che divide: da una parte il ricordo dell’Europeo vinto, dall’altra un addio che non è mai stato davvero digerito.
Occhio anche a Allegri candidato, da tempo stimato in Federazione per la sua gestione dei gruppi e delle pressioni. Più defilati, ma comunque presenti, i profili di Pioli e Simone Inzaghi, soluzioni diverse ma con un comune denominatore: esperienza e pragmatismo.
La vera domanda, però, resta un’altra. Serve davvero solo un nuovo commissario tecnico per cambiare rotta? O questa volta bisogna avere il coraggio di andare più a fondo, rivedere il sistema, ripensare la filiera, ricostruire dalle fondamenta?
Perché il rischio, altrimenti, è quello di cambiare tutto per non cambiare niente. E a quel punto, la prossima notte difficile potrebbe non essere così lontana.





