Con la vittoria a Cremona gli uomini di Italiano ritrovano l’ottava posizione in classifica e guardano all’Aston Villa con maggiore serenità. Intanto, non si placano le polemiche sull’eliminazione degli azzurri dal mondiale
Archiviato il terzo ” shock mondiale” il campionato ritrova la via maestra a cominciare dal Bologna impegnato sul terreno della Cremonese. La vittoria dei rossoblù in terra lombarda (l’ottava in stagione, contrapposta alle stesse partite perse in casa) permette di rilanciarsi e ritrovare fiducia nei propri mezzi, scavalcare la Lazio (vittoriosa al “Dall’Ara” appena 15 giorni fa) e recuperare l’ottavo posto in classifica.
In pratica tre punti determinanti per mantenere il club in zona ‘final eight’ di Coppa Italia. Non solo, alla luce della vittoria della Cremonese nel girone di andata era quantomeno necessario ristabilire le distanze, anche sul piano mentale.
Detto ciò, la squadra vista a Cremona è apparsa lucida e padrona del match per oltre un tempo – con le reti di Joao Mario e Rowe e la traversa colpita da Moro su calcio di punizione – fin quando la Cremonese nel secondo tempo ha rimescolato le carte inserendo forze nuove. Giampaolo, in questo senso, è un maestro, ma l’infortunio repentino di Thorsby (entrato al 46’, uscito al 53’) ha praticamente annientato qualsiasi velleità ai grigiorossi. O meglio quasi tutte.
La vittoria contro la Cremonese rilancia i rossoblu
I rossoblù si sono limitati al controllo della gara pur cercando di chiudere il match, un terzo gol avrebbe reso tutto più facile, ma l’ennesimo episodio (calcio di rigore assegnato al minuto 89 per un presunto fallo di Ravaglia ai danni di Floriani Mussolini, sfilatosi furbescamente alle spalle di Miranda, poi realizzato da Bonazzoli) ha riacceso qualche brivido di troppo ai ragazzi in campo e a mister Italiano, ma anche ai numerosi tifosi rossoblù raccolti in curva allo “Zini” nel giorno di Pasqua.
Nei minuti di recupero l’espulsione diretta del castellano Maleh e quella per doppia ammonizione di Ferguson hanno ulteriormente vivacizzato il clima, fin quando l’arbitro Abisso manda tutti negli spogliatoi.
Tre punti che rilanciano il Bologna – dicevo – e che permette al gruppo squadra di arrivare con maggiore serenità e convinzione al match di Europa League contro l’Aston Villa, in programma giovedì 9 aprile. Un test difficile ma non impossibile per la squadra di Italiano, mentre l’Aston Villa di Emery (il mister multi vincente in Europa League, già 4 trofei) arriva all’appuntamento con un leggero vantaggio sulle gambe in quanto il campionato inglese si è fermato per la due giorni dedicata alla FA Cup.
Bologna, ora testa all’Aston Villa

Tuttavia, ogni considerazione lascia il tempo che trova, basti pensare che ai Play off i rossoblù hanno incontrato il Brann in pieno campionato fermo. Ed è andata alla grande.
Gli infortunati rossoblù li conosciamo, Skorupski, Domínguez, Dallinga, mentre fra i Villans (quarti in campionato) sarà assente solo il marsigliese Kamara. Pronostico difficile e il “Dall’Ara” è chiamato a fare la differenza, al di là della febbre da trasferta al Villa Park, dove il settore ospiti è già tutto esaurito: 2200 le anime felsinee presenti nello storico impianto di Birmingham.
I precedenti con l’Aston Villa sono freschi di ricordi. Infatti, Bologna e Aston Villa si sono già affrontati nella prima fase della stagione alla prima giornata, il 25 settembre, quando il team inglese si impose per 1-0 con rete del capitano e regista John McGinn (in questa EL già 7 presente e 4 reti), ma la soddisfazione dei rossoblù arriva con il rigore parato da Łukasz Skorupski a Watkins e dalle statistiche premianti, maggior possesso palla e più conclusione verso lo specchio di porta.
In poche parole, i rossoblù se la sono giocava a testa anche, come anche nella passata stagione nel precedente di Champions League, quando persero 2-0 il 22/10/2024 (reti di McGinn e Duran).
Italia, la figuraccia impone una rifondazione
Nel voltare pagina, vorrei fare una considerazione in chiave Nazionale azzurra, eliminata per la terza volta dal Mondiale. Per farlo entro nel merito della vittoria dell’Inter sulla Roma. Parlo di questo match in quanto vi era attesa per le sorti dei nerazzurri lanciati verso lo scudetto, ma personalmente ero curioso di vedere all’opera gli azzurri interpreti della sconfitta a favore della Bosnia ed Erzegovina.
Al vecchio “Meazza” sono scesi in campo 6 azzurri, 4 fra i nerazzurri, 2 fra i giallorossi, dei quali due hanno anche trovato la via del gol, Barella e Mancini. Quasi tutti sono stati all’altezza del loro compito, eccezion fatta per Cristante fra i giallorossi. La mia considerazione è frutto di reiterate domande alle quali non trovo risposte concrete se non supposizioni: perché questi ragazzi in nazionale non riescono ad imporsi al meglio delle loro possibilità mentre nei rispettivi club si esprimono quasi sempre ad ottimi livelli?
Al di là delle analisi fin qui fatte, tutte lecite a cominciare dalla rifondazione dei settori giovanili, in Italia allo sbando eccezion fatta solo per alcuni, ho la sensazione che dietro al fallimento azzurro ci sia anche la mancanza di stimoli assoggettati a motivazioni di natura economica. Difficile non pensare anche a questo aspetto: d’altronde i calciatori sono professionisti, non benefattori.





