L’Italia al Mondiale del 2026: arriva l’annuncio che scatena gli Azzurri, stavolta non ci sono più dubbi
E se la storia non fosse ancora chiusa? Se ci fosse ancora uno spiraglio, piccolo ma concreto, capace di riaccendere una speranza che sembrava ormai svanita? Nel calcio, si sa, nulla è davvero definitivo fino all’ultimo minuto. E quando si parla di Italia ai Mondiali 2026, ogni voce, ogni dichiarazione, finisce per pesare il doppio.
Negli ultimi giorni, un’ipotesi che sembrava lontana ha iniziato a prendere forma tra indiscrezioni e dichiarazioni ufficiali. Non si tratta di una certezza, né di uno scenario già scritto, ma abbastanza per far tornare il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori. Perché l’idea di rivedere gli Azzurri sul palcoscenico mondiale, dopo le ultime esclusioni, continua a essere troppo forte per essere ignorata.
Ripescaggio Italia Mondiali: cosa c’è davvero dietro
A riaccendere la discussione è stato Paolo Zampolli, che ha parlato apertamente di una possibile partecipazione dell’Italia al prossimo Mondiale. Le sue parole sono state chiare: “più del 50%” di possibilità. Una percentuale che, detta così, fa inevitabilmente rumore. Incontrerò Infantino a Miami per il Gran Premio di Formula 1 nel weekend. Non dovrebbe esserci un Mondiale senza Italia, la decisione spetterà a Infantino e Trump“.
Il tema centrale è quello del ripescaggio dell’Italia ai Mondiali. Un’ipotesi che non nasce dal nulla, ma da una situazione internazionale ancora fluida. Alcuni scenari geopolitici, come le difficoltà legate alla partecipazione di determinate nazionali come l’Iran, potrebbero aprire spazi inattesi.
Zampolli ha fatto riferimento anche ai problemi legati ai visti e alla sicurezza, sottolineando come determinate squadre potrebbero incontrare ostacoli organizzativi. In questo contesto, l’idea di un inserimento dell’Italia non sarebbe più così fantascientifica.
“Vedevo che l’Iran non era ancora confermato a causa della Guerra. Ho chiesto di una possibilità a Infantino di un ripescaggio dell’Italia. Inoltre i visti sono molto difficili da avere e non vogliamo persone che possono fare cose sbagliate. Se poi si mandano delle persone che non sono benvenute negli Stati Uniti d’America è meglio che non vengano” le sue parole a GR Parlamento.
Tra FIFA e politica: uno scenario ancora tutto da scrivere

Naturalmente, la decisione finale non dipende solo dal campo. Il Mondiale 2026, che si giocherà tra Stati Uniti, Messico e Canada, è un evento che intreccia sport e politica in modo evidente. Le scelte passeranno inevitabilmente dalla FIFA e dai suoi vertici.
Il nome di Infantino torna centrale, così come il contesto politico internazionale. Anche il riferimento all’amministrazione americana lascia intendere quanto la questione possa andare oltre il semplice aspetto sportivo.
Da osservatore, viene quasi spontaneo fare un passo indietro e guardare il quadro generale: l’Italia, sul campo, dovrà comunque guadagnarsi credibilità e risultati dopo l’eliminazione ai play off per mano della Bosnia perché affidarsi a uno scenario esterno può riaprire una porta, ma non cancella le responsabilità degli ultimi anni.
E allora la vera domanda resta lì, sospesa: questa possibilità rappresenta una seconda occasione da cogliere al volo o il segnale che qualcosa, nel sistema calcio, deve ancora trovare il suo equilibrio?





