Castro tra passato e presente: “Bologna una seconda casa, difficile andare via. Scelto Roma per vincere”

Un addio doloroso per tutti: Santi Castro da qualche giorno è un nuovo giocatore della Roma, ma a Bologna difficilmente si scorderanno di lui. E lo stesso vale al contrario

Arrivato nel Bologna nel 2024, Santiago Castro aveva solo 20 anni e il talento grezzo di un ragazzo con la fame di arrivare. In due anni in rossoblù Santi si è fatto uomo e si sentiva pronto per un ulteriore passo in avanti.

Lo hanno accolto nella Capitale, dove da qualche giorno ha la fortuna di allenarsi con idoli e amici del calibro di Dybala e Soulé, il tutto al servizio di un maestro come Gasperini, che sa bene come trattare i giovani. Scelta giusto o sbagliata che sia (non sarà facile trovare spazio con davanti Malen), resta l’affetto e i ricordi del tempo passato sotto le Due Torri. Castro si è raccontato al Corriere dello Sport.

Castro e il ricordo di Bologna: “È la mia seconda casa. Emozioni fortissime: dalla Champions alla vittoria della Coppa Italia”

Santiago Castro è cresciuto a Bologna come calciatore e come uomo e non manca mai di sottolinea la sua riconoscenza verso la piazza rossoblù:

È una seconda casa. Io, la città, la squadra abbiamo vissuto emozioni fortissime: dalla Champions alla vittoria della Coppa Italia, alle partite di Europa League… Bologna ha un grande posto nel mio cuore, è un legame che non può finire cambiando squadra. Anche adesso mi sento con i miei ex compagni, perché sono amici, fratelli. È stato pesante lasciare il Bologna, salutare la città e i compagni. Ringrazierò per sempre il club e chi mi è stato vicino per come mi hanno aiutato a crescere come uomo e come giocatore in quella prima esperienza lontano da casa.

Compagni e parte di una grande famiglia, come De Silvestri, che per Santi è stato un fratello maggiore:

Voglio ringraziare De Silvestri per l’aiuto che mi ha dato. Mi ha suggerito uno psicologo. Non solo per giocare meglio, ma proprio per stare bene nella vita, con mia moglie, nella mia casa. Perché io non sono un giocatore, io sono una persona prima di tutto. E l’aspetto psicologico è davvero troppo importante, e lo è per tutti, grandi e piccoli, a prescindere dal lavoro che si fa quotidianamente. Anzi, lo voglio consigliare ai ragazzi

Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Uno psicologo ti apre la mente, aiuta a capirti, aiuta a stare meglio con se stessi e con gli altri. Perché ci sono dei momenti in cui pensi:
“Oddio, non so cosa mi sta succedendo”. Una persona può aiutarti a capire. E questo ti porta anche a crescere

Ma tornando al Bologna, qual è stato il momento più bello vissuto tra i felsinei?

Alzare la Coppa Italia… all’Olimpico. Non vedo l’ora di giocarci, sto aspettando quel momento e voglio gustarmelo. La prima volta con la maglia della Roma non si scorderà mai

Ora però, tatuato sulla gamba c’è un altro stadio: il Dall’Ara

Sì, il Dall’Ara. Ma non tutto, solo la Torre di Maratona. È un tatuaggio in continua evoluzione e racconterà la mia carriera. I compagni mi prendono in giro, ma i tatuaggi mi piacciono molto, rappresentano tanti momenti della mia storia, le persone più importanti della mia vita, i luoghi in cui sono e sarò per sempre felice

Ma a consolidare il destino che lo ha portato in giallorosso, sul braccio c’è anche un lupo:

Quel tatuaggio l’ho fatto a diciotto anni, è un segno del destino. L’ho detto anche a Ricky

Ricky… un altro ex Bologna e Roma, Riccardo Calafiori:

Quando ci siamo incontrati in Brasile durante le vacanze era troppo presto. Ma ci siamo sentiti qualche giorno fa, dopo il trasferimento. Lui è stato uno dei primi a mandarmi un messaggio quando mi ha acquistato la Roma. Riccardo è molto legato a questo club e, quando eravamo al Bologna insieme, abbiamo spesso parlato di questa città, della squadra, del derby

Santiago Castro esulta dopo il gol in Parma-Bologna
Castro e il ricordo di Bologna: “È la mia seconda casa. Emozioni fortissime: dalla Champions alla vittoria della Coppa Italia”. BolognaSportNews (Photo by Emmanuele Ciancaglini/Getty Images Via OneFootball)

Dal sogno Scudetto al Mondiale con l’Argentina, le ambizioni di Santi

L’arrivo a Roma è stato un’emozione enorme e l’accoglienza è andata anche meglio del previsto:

Non mi aspettavo questo impatto. Sono a Roma da pochi giorni, ma mi sembra di essere qui da tempo. Quando ho saputo dell’interessamento ero tanto emozionato.

Mi ha acquistato mia moglie il biglietto per Roma, non volevamo perdere tempo. Non mi aspettavo una folla del genere in stazione: adesso voglio restituire l’affetto con i gol.

Lo spogliatoio è molto unito, io sono legato agli argentini. Con Soulé giocavamo insieme al velez, poi c’è Paulo (Dybala, ndr), ma anche Hermoso… ha una grinta! Malen è un attaccante fortissimo, ci alterneremo

Ma su di lui non c’era solo la Roma…

Un altro paio di squadre in Italia mi hanno cercato, ma io ho voluto solo la Roma.

Scudetto? Ho visto il valore di questo gruppo e possiamo giocarcela con tutti. Perché abbiamo giocatori forti in tutti i reparti e Gasperini è uno dei migliori allenatori d’Italia. Siamo al livello per competere per lo scudetto e per la Coppa Italia. E vogliamo fare bene in Champions. Se sei alla Roma devi ambire a vincere tutto.

Santiago Castro in azione durante l’amichevole Newport County-Roma
Castro tra passato e presente: “Bologna una seconda casa, difficile andare via. Scelto Roma per vincere”. BolognaSportNews (Photo by Dan Istitene/Getty Images Via OneFootball)

E resta anche il sogno Argentina?

Certo, onestamente, sono venuto alla Roma anche per questo motivo. Perché un club del genere ti dà quel prestigio e quelle occasioni per metterti in mostra e, quindi, per meritare una chiamata in nazionale

Ho visto la finale nel ritiro del Bologna, soltanto io e Bernardeschi tifavamo Argentina. E Rowe, a ogni gol della Spagna, esultava come un matto, lo volevo ammazzare… Tra quattro anni spero di giocarla io la finale del Mondiale, dopo aver vinto tutto con la Roma