Bologna vittima della sua stessa strategia di mercato: il campo presenta un conto salato

Bologna vittima della propria virtù: la strategia di mercato non ripaga più e il campo presenta un conto molto salato

Per anni è stata la formula del successo, quasi un marchio di fabbrica. Il Bologna ha costruito la propria crescita attraverso un modello tanto semplice quanto rischioso: individuare talenti, valorizzarli, trasformarli in calciatori di livello e, quando arrivava l’offerta irrinunciabile, venderli. Poi, con i milioni incassati, ripartire alla ricerca del prossimo prospetto su cui scommettere.

Una strategia che non funziona più: il campo presenta il conto

Un meccanismo che ha permesso ai rossoblù di crescere, competere e togliersi soddisfazioni importanti, ma che porta con sé una conseguenza inevitabile: prima o poi, una scommessa può non pagare. Ed è proprio qui che il Bologna sembra essersi infilato.

Perché quando vendi i tuoi migliori calciatori e li sostituisci con giocatori ancora tutti da scoprire, il confine tra programmazione e indebolimento della rosa diventa sottilissimo. Negli ultimi anni, quella stessa strategia che aveva alimentato la crescita rossoblù sembra essersi trasformata in un boomerang. Perché il talento, quando viene monetizzato con questa regolarità, porta ossigeno alle casse ma sottrae qualità alla squadra. E se ogni sessione bisogna colmare lacune tecniche, aperte da cessioni dolorose non è sempre detto che il mercato restituisca ciò che ha portato via.

Questo lo si era visto anche con il mercato scorso: un campanello d’allarme che si sperava venisse colto con repentinità, ma anzi così non è stato. I rossoblù hanno perso la colonna vertebrale della squadra e ora faticano a camminare. Quest’anno addirittura in mediana non è stata neanche fatta una scommessa, lasciando andare Freuler senza un sostituto: errore deleterio.

Il campo ha espresso il verdetto

Il verdetto di queste scelte non dobbiamo certo darlo noi, ci ha già pensato il campo ad esprimere i primi giudizi, piuttosto allarmanti a dire la verità. Una rosa visibilmente indebolita che deve anche fronteggiare le normali difficoltà di un cambio di guida tecnica.

Le rose sono spezzo un mosaico in cui per funzionare si ha bisogno che tutti i tasselli siano incastonati al proprio posto, e spesso non basta sostituire un tassello con un altro, perché si rischia di alterare l’intero equilibrio. Il Bologna, insomma, potrebbe essere diventato vittima della propria virtù: quella capacità di scoprire, valorizzare e vendere che lo aveva portato così in alto rischia oggi di aver lasciato in eredità una rosa più fragile di quella che aveva costruito i suoi successi. Un ridimensionamento piuttosto repentino che ha fatto scattare l’allarme: chissà che questa volta venga colto per tempo.