Bologna, Moro: “Non sapremo mai come sarebbe andata con Tedesco. Motta e Italiano mi hanno migliorato. Fischi? Non si può vivere di rendita”

Le parole del centrocampista del Bologna Nikola Moro su Tedesco, Motta, Italiano e l’inizio complicato di stagione

Ci sono stagioni in cui un calciatore sembra finalmente trovare la propria dimensione, e altre in cui quella stessa traiettoria, appena intravista, pare improvvisamente smarrirsi. È il curioso paradosso che accompagna il momento di Nikola Moro, centrocampista del Bologna che, dopo essere cresciuto esponenzialmente sotto la guida di Vincenzo Italiano, sembrava aver conquistato un ruolo sempre più nitido all’interno dell’architettura rossoblù, tuttavia in questi primi scampoli di stagione ha visto ridursi sensibilmente il minutaggio.

Le parole di Nikola Moro

L’incipit di stagione è stato piuttosto burrascoso, soprattutto a livello di risultati, ma anche a livello individuale. Anche di questo ha parlato il diretto interessato nel corso dell’intervista concessa a Repubblica.

Il centrocampista in un primo passaggio cruciale dell’intervista si sofferma sull’importanza di Motta e Italiano e sulle difficoltà con Tedesco: “Con Thiago sono cresciuto tanto, mi ha portato a un calcio più giocato e ragionato. Il primo anno è stato di adattamento, pesavo pure cinque o sei chili in meno. Sono diventato più completo. Vincenzo è un allenatore tipicamente italiano da uno contro uno, che vuole anche attaccare sempre, creare occasioni da gol di continuo. Con lui ho sviluppato un’anima offensiva, aggressiva anche in difesa. Anche con Domenico ho imparato. Voleva un calcio più europeo, diverso da quello degli italiani. Non sapremo mai come sarebbe andata…”.

Le parole di Nikola Moro sull’inizio di stagione complicato

Successivamente si concentra sull’inizio difficile di stagione: “Non è quello che avevamo immaginato, non sono soddisfatto. Ma nelle gare con Atalanta e Lazio ci sono state tante cose positive che potevano portarci punti: abbiamo qualità, questo è certo. Ne mancano 33 e sono sicuro del lavoro che facciamo. Con il Lecce vogliamo cambiare atmosfera”.

Sui fischi: “Li abbiamo sentiti ma non si può vivere di rendita. Dopo tutti questi campionati i tifosi aspettano continuità. Quando li senti, provi più responsabilità che frustrazione. Non sono allarmanti però: qui a Bologna vinci la prossima e cambia tutto, è un ambiente familiare”.

Sul periodo più bello: “Dopo la Coppa e dopo la Champions. Forse la stagione della Champions è stata ancora più entusiasmante: nessuno se l’aspettava, abbiamo svegliato i sogni della città. Un anno che non dimenticherò mai. Vedere la gente orgogliosa di tifare Bologna ti dà una spinta, ma anche gioia, perché l’hai provocata tu”.

Sul Bologna: “Mi trovo bene, amo la città, non solo per il calcio. Ed è a cinque ore di macchina dalla Croazia.”

Infine chiosa su che tipo di giocatore è: “Uno che vuole avere la palla, controllare il tempo del gioco con lucidità e fare passaggi tra le linee”.