Esattamente due anni fa si giocava Liverpool-Bologna di Champions League, 730 giorni dopo è cambiato tutto
L’ingresso in campo, l’inno della Champions League, “You’ll Never Walk Alone” a fare da sottofondo e le gradinate completamente rosse. Esattamente due anni fa, Bologna e i suoi tifosi vivevano una notte storica ad Anfield, con l’ambizione di gettare il cuore oltre l’ostacolo per tentare l’impresa contro il Liverpool di Arne Slot.
Dalla storica notte di Anfield sono cambiate diverse cose
Il 2-0 con cui il Liverpool si impose, firmato da Mac Allister e Salah, raccontò un esito diverso da quello sognato, ma non cancellò la convinzione che quella squadra potesse essere soltanto all’inizio di un percorso destinato a regalare altre grandi serate.
Oggi, invece, si guarda a quella notte con nostalgia. Non tanto per il risultato, quanto per ciò che rappresentava: una promessa, un’idea di futuro, la speranza di un Bologna capace di consolidarsi ad alti livelli e trasformare quell’apparizione ad Anfield nell’inizio di un progetto vincente. Due anni più tardi, il tempo sembra aver cambiato prospettiva.

Infatti da quel 2 ottobre 2024 è veramente cambiato tutto. In primis gli interpreti: della formazione scesa in campo dal primo minuto quella notte, sono rimasti sotto i Portici i soli Orsolini, Moro, Miranda e Skorupski. Anche l’allenatore non è più Vincenzo Italiano, uomo che ha scritto la storia con la vittoria della Coppa Italia e ora sta cercando di ripetersi in Turchia.
In due anni è cambiato tutto
E così quello che poteva essere uno splendido inizio si è rivelato una parentesi da rimpiangere, complice anche un depauperamento tecnico sul mercato che ha portato il Bologna fuori dall’Europa e ora addirittura al terzultimo posto in classifica.
E quasi paradossalmente quindi, se allora fu il Liverpool a spuntarla sul campo, oggi è il Bologna a guardare indietro a quella sfida con un pizzico di rimpianto, perché la distanza tra ciò che si immaginava potesse essere e ciò che è diventato il presente appare, ora, più profonda di quanto si potesse intuire quella sera.
Palladino, chiamato a cambiare le sorti di una stagione, auspica di ripetere quanto fatto sotto la Cupola del Brunelleschi ereditando il lavoro di Vincenzo Italiano: la missione però non sarà semplicissima.





