I due centrocampisti utilizzati col contagocce, ma l’attesa potrebbe finire presto. Perché contro il Lecce potrebbero avere spazio
Nel calcio, il tempo dell’attesa ha una sua grammatica: ci sono gerarchie che sembrano immutabili, minuti che arrivano con il contagocce e occasioni che, quando finalmente si presentano, chiedono soltanto di essere colte. Amondarain e Moro, fin qui, hanno abitato soprattutto questa dimensione sospesa, quella di chi osserva, lavora e aspetta. Il minutaggio raccolto non racconta ancora il loro reale peso nell’economia della squadra, ma la sosta può aver cambiato qualcosa, se non altro nelle premesse.
Amondarain-Moro: pochi minuti in campo
Amondarain, centrocampista classe 2005 arrivato in estate dall’Estudiantes per 10 milioni più 1.76 di bonus e il 10% sulla plusvalenza in caso di futura rivendita, ha fin qui raccolto ben pochi minuti. Undici contro la Lazio, 18 con l’Atalanta e 66 nell’unica partita da titolare contro il Napoli: 95 minuti totali disputati, difatti una partita intera (recupero compreso).
Moro dopo la crescita esponenziale con Vincenzo Italiano è finito in naftalina, nonostante la grave carenza di geometrie in mediana per il Bologna. Il croato nelle prime cinque partite del campionato ha collezionato appena 92 minuti, così suddivisi: zero con la Lazio, 10 con l’Atalanta, 45 con il Sassuolo, 24 con il Napoli e 13 con il Torino. Numeri che testimoniano un utilizzo decisamente differente rispetto al passato.
Perché contro il Lecce possono avere più spazio
Uno spiraglio o quantomeno una nuova prospettiva può averla aperta la sosta per le nazionali. Settimane che i due centrocampisti hanno utilizzato per capire le richieste di Palladino e metterle in pratica. Un ulteriore assist potrebbe fornirlo il compagno di reparto Lewis Ferguson, verosimilmente di ritorno a Bologna mercoledì dopo essere stato utilizzato assiduamente dal ct della Scozia.
Difficile perciò vedere lo scozzese in campo per tutti i novanta minuti: Moro e Amondarain possono perciò fornire geometrie, corsa e qualità per scardinare la difesa del Lecce. I giallorossi oltretutto attuano un pressing molto forte ma dispendioso: per uscire da situazioni scomode occorrono i tempi di gioco e le verticalizzazioni di Moro e la progressione e la forza fisica di Amondarain.
Lecce dunque, per i due centrocampisti, potrebbe essere il luogo in cui il lavoro silenzioso della sosta chiede finalmente di essere tradotto in campo. Più minuti, più responsabilità, forse l’inizio di una storia diversa da quella raccontata finora.





