Editoriale - Se Atene piange, Sparta non ride

Entrambe le bolognesi perdono in campionato e si interrogano sui propri problemi

Scritto da Dario Ronzulli  | 

La partita contro Brescia è stata il de profundis della gestione Meo Sacchetti in Fortitudo. La gara più importante della stagione, quella nella quale bisognava dare un segnale di reazione contro una squadra ugualmente in difficoltà, ha avuto lo stesso andamento degli altri ko con una difesa praticamente inesistente e il puntuale sbandamento alla prima difficoltà. In situazioni come queste paga sempe l'allenatore per tutti, al di là delle proprie responsabilità.
Non c'è dubbio che Sacchetti abbia colpe, in primis non aver saputo far cambiare rotta emotiva alla squadra apparsa rassegnata al proprio destino e incapace di reagire. Oltre gli aspetti tecnici, oltre la panchina che fatica a produrre, oltre le partite giocate con molti assenti c'è l'assoluta mancanza di vis pugnandi che non è da Fortitudo. Luca Dalmonte - il sostituto designato con il quale l'accordo è in dirittura d'arrivo - avrà soprattutto il compito di dare una svegliata ai giocatori, entrare nelle loro teste e attivare la modalità "sbucciamoci le ginocchia". L'esonero di un coach porta sempre con sé maggiori responsabilità per i giocatori e questo caso non fa eccezione, anzi. Tanto per citare l'acquisto più importante, un Adrian Banks che non difende e che a Brescia chiude con 3/15 dal campo non può essere più tollerato.

Sull'altra sponda di Basket City, la Virtus fa i conti con la quarta sconfitta consecutiva in casa - roba che non accadeva da quasi cinquant'anni. Il copione con Sassari è stato molto simile a quello visto con Cremona, Reggio Emilia e Brindisi: difesa per lunghi tratti svogliata, attacco che batte in testa, percentuale ai liberi inguardabile, Segafredo che rimonta ma che poi al momento di concretizzare si perde e vede gli avversari riscappare via, giocatore altrui bravo da oltre l'arco che non sbaglia quasi mai (Bendzius è l'ultimo della lista). L'altro elemento caratterizzante è il nervosismo che prende a turno tutti. Ieri è stata la volta di Djordjevic, espulso per un doppio tecnico preso in pochissimi secondi: per quanto potesse aver ragione per il non fischio su Teodosic, una reazione così per di più nel primo quarto non è accettabile da uno con la sua esperienza. Non c'è da strapparsi le vesti ma neanche far finta di nulla e che tutto vada bene: quattro indizi fanno più di una prova sul fatto che questa Virtus non possa permettersi di bearsi di quanto sia forte e completa e profonda. In attesa di poter contare su Belinelli pienamente in condizione, cosa che al momento non è.

L'unico team che sorride è la Virtus femminile che sbanca anche Broni, si mantiene nelle zone altissime della classifica e si qualifica alla Final 8 di Coppa Italia. Vietato parlare di scudetto, come dice saggiamente coach Serventi, però è innegabile che Tassinari e compagne si sono guadagnate lo status di outsider.


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