Nell’arco della giornata di venerdì 25 ottobre, si è tenuta l’Assemblea di Lega per decidere le sorti dell’incontro tra Bologna e Milan.
La gara, inizialmente prevista per le ore 18:00 della giornata di ieri, è stata rinviata a causa del forte maltempo che ha colpito la città emiliana.
Tra i pareri discordanti che si sono susseguiti freneticamente tra interviste e interventi social, vediamo di ricostruire brevemente quanto accaduto in quelle ore.
Il Corriere dello Sport, infatti, ha offerto questa mattina una versione abbastanza significativa dei vari retroscena, raccontando i momenti salienti della riunione.
Tra le ipotesi prese seriamente in considerazione, a margine dell’impossibilità di giocare la partita in condizioni normali, c’è stata quella dell’incontro a porte chiuse.
In tal caso, evitando l’affluenza di tifosi allo stadio, sarebbe stato possibile e conveniente, perlomeno secondo i vertici rossoneri, disputare la gara valida per la nona giornata di Serie A.
Successivamente è stata presa in seria considerazione la possibilità di giocare in un altro stadio: i principali candidati erano il Giuseppe Sinigaglia di Como e il Carlo Castellani di Empoli.
Attorno alle ore 13, però, è arrivata la chiamata da parte del presidente rossoblù Joey Saputo all’amministratore delegato Claudio Fenucci.
Il messaggio del canadese è stato chiaro: la squadra non avrebbe giocato in nessun altro stadio, a costo di perdere 0-3 a tavolino.
La motivazione di tale scelta deriva appunto dal profondo legame affettivo con la gente di Bologna, devastata dal dirompente alluvione e dunque da rispettare con un gesto di tale vicinanza.
A questo punto la palla è passata al numero uno rossonero, Paolo Scaroni, il quale, nonostante fosse in disaccordo con le proposte degli avversari, ha ricevuto apprezzamento per due gesti di enorme rispetto.
In primo luogo, in quanto chiaramente di parte in questa situazione, si è astenuto durante le votazioni per la decisione sul da farsi.
Inoltre, dopo avere avanzato la proposta del campo neutro, ha promesso che l’AC Milan avrebbe elargito alla città di Bologna la metà di quanto incassato da una eventuale vendita dei biglietti.
Tale cifra si sarebbe aggirata attorno ai 250.000 euro.
Infine però, è stato alzato il definitivo muro da parte del sindaco bolognese Matteo Lepore, che ha ufficialmente vietato la sfida a porte chiuse.
Dunque, la sentenza definitiva ha premiato la caparbietà della dirigenza emiliana, che ha così ottenuto il rinvio dell’incontro a data da destinarsi.
La scelta, quindi, non è stata particolarmente gradita dal presidente del Diavolo, il quale, visibilmente scocciato, ha rilasciato al termine dell’Assemblea le seguenti dichiarazioni:
Una decisione incomprensibile, il Sindaco Lepore ha vietato la partita a porte chiuse. Non ho capito il perché ma di fronte all’ordinanza del Sindaco abbassiamo la testa.
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