Nervo a BSN: "Bologna, l'ambizione è alta. Baggio il miglior calciatore italiano di tutti i tempi" - ESCLUSIVA (Ansa Foto) - BolognaSportnews
Parla l’ex esterno dei rossoblù, che per dodici stagioni è stato uno dei protagonisti con le gestioni di Ulivieri, Mazzone e Guidolin.
Quattrocentodiciassette presenze, trentacinque reti e dodici stagioni (undici consecutive) a difendere una maglia del Bologna, che gli ha permesso di togliersi tante soddisfazioni. Un veneto di Bassano del Grappa, che ha contribuito alla rinascita calcistica di una città che era sprofondata in Serie C e che grazie anche a Carlo Nervo è ritornata ad essere rispettata nel calcio italiano.
Due campionati vinti consecutivamente con Renzo Ulivieri, due semifinali di Coppa Italia, con la seconda che a distanza di parecchi anni gli ha ancora lasciato quell’amaro in bocca difficile da digerire, se si pensa che il Bologna si trovò proprio ad un passo dall’approdo nella Coppa Nazionale, perdendola a cinque minuti dalla finale nella semifinale contro il Vicenza di Guidolin, che poi conquistò il trofeo.
Ex esterno rossoblù che non solo in Italia, ma anche a livello internazionale in Emilia ha vissuto delle emozioni contrastanti tra la gioia di aver comunque conquistato un trofeo europeo(la Coppa Intertoto)nel 1998, che permise al Bologna di disputare una Coppa Uefa vissuta da protagonista, vivendo un destino però pressoché analogo alla sfida contro il Vicenza nella semifinale di Coppa Italia.
Un approdo nell’atto conclusivo nella seconda competizione europea più importante per club sfumato anche in questo caso in semifinale per colpa di un Marsiglia che, ironia della sorte, negò alla formazione bolognese la possibilità d’andarsi a giocare il trofeo con il Parma di Malesani, in un derby che sulla via Emilia è sempre stato sentissimo.
Finale di Coppa Italia che per Nervo sfumò anche nella medesima stagione (1998/99), per colpa della Fiorentina che eliminò i rossoblù in semifinale, negandogli la possibilità d’andarsi a giocare il trofeo sempre contro i parmigiani. Un Bologna che da due anni a questa parte, è ritornato ad essere competitivo per raggiungere grandi obiettivi, un po’ come quando il buon Carlo si rendeva protagonista su quella fascia destra con assist, gol e quella capacità innata di saper spaccare in due le difese avversarie.
Nervo, un 2025 che per il Bologna si è chiuso con un pareggio con il Sassuolo al Dall’Ara.
“Direi che è stato un pareggio in cui i rossoblù non hanno disputato una gran partita. Mi auguro di sbagliarmi, ma potrebbe esserci il rischio di una vera e propria flessione, che potrebbe starci in un momento della stagione in cui la squadra ha speso molto, dal punto di vista fisico e mentale, per le troppe partite che ha disputato nei primi quattro mesi di stagione. Ultime partite dove ho visto molti errori individuali. Mi auguro che possa riprendersi al più presto possibile e lottare anche quest’anno per centrare un’altra qualificazione europea”.
Un 2026 in arrivo e all’orizzonte per i rossoblù si prevedono tre sfide difficili per raggiungere un altro piazzamento : Inter e Como fuori, con in mezzo l’Atalanta in casa.
“Parliamo sicuramente di tre partite importantissime e difficili, in cui il Bologna può tranquillamente giocarsela. Ho sempre visto una squadra che ha spesso e volentieri messo in difficoltà quelle più blasonate. La stagione è ancora lunga, ma possono servire a far capire a tutti se questo Bologna è veramente maturo per rimanere nelle prime sette posizioni fino a fine campionato”.
Da grande ex rossoblù, che sensazione sta provando nel rivedere una città ed una piazza che sta ritornando ad essere grande nel campionato italiano?
“Provo una gioia immensa nel rivedere questo Bologna lassù, a battagliare con le grandi del campionato italiano. Tutto questo dentro di me mi rende veramente molto orgoglioso di aver fatto parte di una società che ha una bellissima tradizione calcistica e si mette di dire d’essere diventato un vero bolognese adottivo. Un momento veramente molto bello che tutto l’ambiente sta meritando d’avere, dopo tanti anni vissuti da comprimari”.
Di chi sono i principali meriti?
“Mi sento di dividerli a metà, detto proprio in maniera categorica. Prima di tutto mi sento di spendere delle parole d’elogio nei confronti di una dirigenza che sa sempre quello che fa. Al tempo stesso, mi preme fare i complimenti a Italiano, un allenatore molto bravo e preparato che ha sempre avuto il merito d’esaltare le qualità dei singoli facendoli rendere al massimo delle sue potenzialità”.
Una qualificazione in Champions League, la vittoria della Coppa Italia, il relativo approdo in Europa League : in prospettiva futura ci sono le condizioni per continuare ad alzare l’asticella degli obiettivi?
“Direi che l’ambizione del presidente è proprio quella. Ogni stagione che inizia, vedo in lui quella voglia di porsi degli obiettivi maggiori rispetto ai precedenti. Non ho timore nel dire che Saputo è stato la vera fortuna di Bologna, una persona che sin da subito ha saputo a mettere a disposizione, per il bene della causa, sia la competenza come la passione. Due particolari che fino a questo momento stanno facendo la differenza”.
Bologna crede che sia diventata un punto d’arrivo per tutti?
“Mi auguro e spero proprio di si, per il bene che voglio a tutta la città.Credo che la piazza bolognese sia ormai diventata una meta ambitissima per chi ambisce ad avere una carriera importante o vuole continuare a viverla nel modo migliore. In più penso che ideale per poter lavorare con molta serenità e tranquillità, senza grandissime pressioni”.
A proposito: la sensazione è che Orsolini abbia fatto una vera e propria scelta di vita.
“Riccardo ha dimostrato d’essere una persona intelligente ed è ormai sotto gli occhi di tutti come sia diventato, grazie al Bologna, un grandissimo calciatore. Ho visto in lui dei valori tecnici ed umani non indifferenti, dotato di una grande forza fisica e sempre nelle condizioni di risolvere una partita da un momento all’altro. Un vero e proprio leader, sia in campo e nello spogliatoio che mi pare di capire sia definitivamente entrato nel cuore della gente bolognese”.
Teoricamente: possiamo affermare la stessa cosa per Italiano?
“Difficile dirlo e stabilrlo adesso. Per il bene del Bologna, sono contento che in estate abbia fatto la scelta di rimanere sulla panchina rossoblù, che ritengo sia stata mirata per ha intravvisto nella società un percorso di crescita che va progressivamente aumentando. Probabilmente non sarà ancora un idolo di tutta la città, ma sembra vicino a diventarlo, visto che a maggio ha riscritto una pagina importante della sua storia calcistica, con la vittoria della Coppa Italia, che mancava da oltre mezzo secolo. Pazienza che sia andata male in Supercoppa, ma questo fa parte del calcio”.
Come giudica i primi quattro mesi di Bernardeschi a Bologna ?
“Non saprei sinceramente. Federico ha avuto delle difficoltà a calarsi subito nella realtà bolognese, prima di riuscire ad entrare nei meccanismi della squadra, in cui ha dimostrato d’aver ritrovato quella sana voglia di saper giocare a calcio. Peccato per aver subito quest’infortunio, che gli ha negato la possibilità di giocare la finale di Supercoppa Italiana contro il Napoli, ma appena ritornerà sono fermamente convinto dell’idea che può dimostrarsi un vero valore aggiunto del Bologna nella seconda parte di stagione”.
In Orsolini e Federico rivede qualcosa del Carlo Nervo che fu?
“Assolutamente no. Entrambi hanno più doti tecniche ma io avevo probabilmente più resistenza. Più in generale, ritengo che possiedano delle qualità superiori alle mie, vedono la porta con una certa facilità e hanno indossato la maglia della Nazionale. Questo fa capire a tutti, che tipo di calciatori siano. Un bene che il Bologna possa usufruirne delle loro qualità”.
Italiano e Thiago Motta: ha rivisto qualcosa in Ulivieri, Mazzone e Guidolin che ha avuto come allenatori a Bologna?
“Beh, non ho nessuna remora nel dire che in Vincenzo rivedo tanto in Guidolin. Nel modo di far giocare le squadre, con quell’aggressività in grado di mettere in difficoltà gli avversari. Thiago più simile a Ulivieri, per il modo di mettere la squadra in campo, nello studiare la tattica e provare tutte le soluzioni possibili per far male agli avversari. Quanto a Mazzone, non vorrei proprio fare degli accostamenti. Mi limito a dire che è stato un grande papà, che ti faceva entrare in campo con quella sicurezza mentale necessaria per vincere le partite. Uno bravo psicologo che entrava nella testa di tutti e ti faceva rendere al massimo”.
Bologna: un capitolo importante della sua vita calcistica che è durato per ben undici stagioni consecutive (dodici totali).
“E fondamentale, perché mi ha fatto crescere sia come calciatore e persona. Ho vissuto un’esperienza che resterà per sempre nel mio cuore, con tante gioie ma anche, purtroppo, diverse delusioni”.
Come fu il suo processo d’inserimento?
“Ricordo che arrivai con il Bologna che si trovava in Serie C1. M’ambientai in maniera molto rapida vinsi il campionato, con sette giornate d’anticipo, dimostrando d’essere la squadra più forte. Rappresentò il primo passo verso una risalita dove una piazza prestigiosa merita sempre di stare”.
Non solo, perchè l’anno dopo arrivò anche la vittoria del campionato di B.
“L’ho sempre definita una vera e propria impresa. Perché a sette partite dalla fine eravamo fuori dalla lotta per la promozione e Ulivieri subito dopo la sconfitta di Ancona, entrò nello spogliatoio e inventò il “torneo dei Bar”, per darci la giusta carica in vista della parte finale di stagione. Le vincemmo tutte, da li in poi e centrammo il salto in A addirittura da primi in classifica. Eravamo una neopromossa quell’anno, questo ha contribuito a rendere straordinario il traguardo raggiunto”.
In quel periodo, sfiorò anche due finali di Coppa Italia.
“Si è vero, soprattutto nell’anno della seconda semifinale consecutiva, le svelo tranquillamente che non ho dormito per due notti, per quel gol di Cornacchini, realizzato al 89′ al Dall’Ara, nella sfida di ritorno. All’andata al Menti, partita che perdemmo per 1-0, colpi l’incrocio dei pali, che ci poteva permettere di uscire da Vicenza e avere più possibilità d’approdare in finale. Peccato veramente, ma sempre accettare il verdetto del campo”.
La vittoria della Coppa Intertoto gli ha restituito con gli interessi, quello che meritava d’ottenere prima?
“Fu veramente una bellissima soddisfazione e riuscimmo a trionfare tra lo scetticismo di tutti. Una bella avventura vissuta insieme ai miei compagni di squadra, in cui sacrificammo una buona parte delle vacanze estive, per iniziare prima la preparazione. Eravamo un bel gruppo, che con il trionfo finale si è garantito la possibilità di giocare la Coppa Uefa”.
Che avete disputato da protagonisti, con il rammarico della finale sfumata, che vi avrebbe permesso d’incontrare il Parma in finale, in un derby tutto emiliano.
“Proprio cosi, più che delusione parlerei di vero e proprio dramma sportivo. Nella semifinale di ritorno contro il Marsiglia, siamo stati penalizzati da alcune decisioni arbitrali abbastanza discutibili. Peccato perchè saremmo passati, ero sicurissimo che avremmo vinto la Coppa Uefa, perchè nel corso della competizione avevamo dimostrato d’avere qualcosa in più”.
In quell’anno riperse ancora una volta la possibilità di giocare una finale della Coppa Nazionale.
“Fummo eliminati in semifinale dalla Fiorentina, che fu brava ad approfittare del fatto che eravamo scarichi sia fisicamente che mentalmente. Anche in questo caso mi sento di dire : peccato veramente”.
Restando sul suo passato rossoblù ma con uno sguardo al presente : un 2026 che per il Bologna inizierà a San Siro affrontando l’Inter. Le ricorda qualcosa questa sfida?
“Si, perchè la battemmo per due anni di fila a Milano (0-2 nel 97 0-1 nel 98). In uno stadio che ti mette una vera e propria paura sportiva prima di scendere in campo, ha reso più prestigiosi e significativi i nostri trionfi.”
Esperienza di Bologna che gli ha permesso di disputare otto partite in Nazionale.
“Era uno dei sogni che avevo sin dagli inizi della mia carriera e grazie al Bologna si è realizzato. Disputai sei partite con la gestione di Giovanni Trapattoni, che mi fece esordire da titolare nell’amichevole contro la Turchia. Ringrazierò il Trap per sempre, per avermi dato questa bellissima opportunità”.
Qual’è stato il compagno più forte con cui ha giocato?
“Non mi sento di stilare una speciale classifica. Le dico semplicemente che a Bologna ho avuto la fortuna di giocare con un “certo” Roberto Baggio, che per me è stato il calciatore italiano più forte di tutti i tempi. Ebbi anche la fortuna di giocare con Beppe Signori, uno dei migliori cannonieri degli anni 90 e personalmente rimasi impressionato di Kolyvanov. Al tempo stesso ricordo con grande affetto anche Kennet Andersson, un vero e proprio centravanti che in area di rigore si faceva sempre rispettare”.
Che rapporto ebbe con la città?
“Bellissimo. Mi è capitato di ritornarci per fare un giro in centro, visto che vivo a Mantova. Sono rimasto in buoni rapporti con tutti. Chiudo svelandogli un retroscena : ho commesso l’errore di non rimanerci per tutta la vita”.
La gente bolognese è veramente molto accogliente con chi arriva da fuori?
“Si, nella maniera più assoluta possibile. Ti fa sentire subito a casa ed ambientare velocemente. L’emiliano è una persona molto generosa, che fa dell’ironia una delle qualità che lo rendono ben voluto da tutti”.
Per chiudere: una vita fuori dal campo, che l’ha visto imporsi anche sulla scena politica.
“Vero, perché vinsi le elezioni comunali a Solagna, il mio paese d’origine che si trova in Provincia di Vicenza, diventandone il sindaco. Feci un mandato dal 2009 al 2014, in quella che ritengo che sia stata un’esperienza unica ma che onestamente non rifarei mai più”.
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