Weston McKennie ed un futuro alla Juventus tutto da scrivere: il centrocampista è in scadenza a giugno e c’è un problema rinnovo
Quanto vale davvero un jolly che ti risolve le partite? E soprattutto: quanto sei disposto a pagarlo per tenerlo? La domanda rimbalza nei corridoi della Continassa mentre Weston McKennie continua a correre, segnare e adattarsi a tutto quello che gli chiede Luciano Spalletti.
Da quando il tecnico toscano ha preso in mano la Juventus, l’americano è diventato un punto fermo. Esterno, trequartista, mezzala, perfino falso nueve. Sempre dentro, quasi mai fuori. I numeri parlano chiaro: 34 presenze stagionali tra campionato e coppe, 7 gol e 6 assist. Gli ultimi due passaggi decisivi al Meazza contro l’Inter, in una serata amara nel risultato ma non nella prestazione personale.
“Gioco dove vuole il mister, anche in porta”, ha detto con il suo sorriso disarmante. Una frase che racconta bene il suo spirito. Disponibilità totale. E una centralità tecnica che oggi nessuno in bianconero mette in discussione.
Rinnovo sì, ma alle condizioni giuste
Il nodo, però, è economico. Il rinnovo di McKennie è sul tavolo da settimane. Il contratto scade a fine stagione e il tempo non è infinito. L’americano vuole restare. Lo ha fatto capire senza giri di parole: “Il mio agente parlerà con la società, io penso al campo”. Tradotto: la volontà c’è, ma serve un accordo.
Attualmente McKennie percepisce tra i 2,5 e i 3 milioni di euro a stagione. La Juventus è pronta a riconoscergli un aumento, un premio per il rendimento e la duttilità dimostrata. Ma non fino al punto di raddoppiare l’ingaggio, come richiesto dall’entourage del giocatore. È lì che si è creata la distanza.
Il direttore sportivo Marco Ottolini, intervenuto a Sportmediaset, ha confermato che i colloqui sono in corso. Nessuna rottura. Ma nemmeno passi più lunghi della gamba. A Torino hanno imparato a fare i conti con attenzione, specie dopo stagioni complesse sotto il profilo finanziario.
Champions decisiva e sirene di mercato

C’è poi un fattore che può cambiare tutto: la qualificazione alla Champions League. Entrare nell’Europa che conta significherebbe maggiori risorse e, probabilmente, più margine per soddisfare le richieste del centrocampista texano.
Perché le alternative non mancano. In Italia osservano con attenzione Milan e Inter. All’estero l’Atletico Madrid e diversi club inglesi hanno già sondato il terreno. Senza dimenticare la MLS, opzione che McKennie non ha mai escluso pubblicamente e che prima o poi potrebbe tornare d’attualità.
Il punto è che oggi l’americano è al centro del progetto tecnico. Ma il calcio moderno non vive solo di campo. Vive di equilibri, bilanci, commissioni. E anche le richieste degli agenti pesano sul tavolo delle trattative.
La Juve resta la prima scelta di McKennie. Lo è per ambiente, continuità, ambizione. Ma l’amore, nel calcio, ha sempre bisogno di numeri che tornino. La decisione arriverà prima del Mondiale, quando ogni tassello dovrà andare al suo posto.
Resterà sotto la Mole o sarà tempo di un nuovo capitolo? La sensazione è che questa partita si giochi lontano dallo stadio. E che, come spesso accade, vincerà chi saprà trovare il giusto equilibrio tra cuore e bilancio.





