La Juventus non ha digerito l’espulsione di Kelly nella gara contro il Galatasaray: arriva la spiegazione clamorosa dell’Uefa
Ci sono episodi che cambiano una partita. E poi ci sono decisioni che continuano a far discutere anche giorni dopo il fischio finale. L’espulsione di Lloyd Kelly in Juventus-Galatasaray appartiene alla seconda categoria. Perché quel rosso al 3’ della ripresa, con la squadra di Spalletti rimasta in dieci, ha inciso sull’inerzia del match. E ora la Uefa, attraverso il referto dell’arbitro Joao Pinheiro, ha messo nero su bianco la propria versione dei fatti.
“Il giocatore della Juventus con la maglia numero 6, utilizzando i tacchetti ha commesso un intervento duro sulla caviglia sinistra del suo avversario, mettendo chiaramente in pericolo la sua incolumità”. È questa la spiegazione ufficiale pubblicata nella sezione disciplinare del sito UEFA. Una motivazione chiara, netta, che però non ha spento le polemiche.
La versione della Uefa e il peso del VAR
L’episodio nasce da un contrasto con Baris Alper Yilmaz. Kelly salta per anticipare, atterra guardando il pallone e finisce sulla caviglia dell’avversario. In campo l’arbitro aveva optato per un secondo giallo. Poi l’intervento del VAR ha cambiato tutto: review e rosso diretto.
È qui che la vicenda si complica. Perché il protocollo attuale consente la revisione in caso di espulsione diretta, ma non per le seconde ammonizioni – almeno fino alla modifica regolamentare prevista dai prossimi Mondiali. Il contatto, rivisto al rallentatore, appare più violento. A velocità reale sembrava un contrasto di gioco, duro ma non volontario.
La Uefa parla di “incolumità messa in pericolo”. Una formula che richiama il concetto di grave fallo di gioco. Ma resta la sensazione che la tecnologia, sempre più presente, stia modificando la percezione dei contrasti. Il rallenty amplifica, ingigantisce, talvolta altera la lettura emotiva di un episodio.
Juve furiosa e il confine sottile dei contrasti
La Juventus ha vissuto l’episodio come una mazzata. Kelly ha protestato con veemenza, i compagni pure. Spalletti nel post partita ha scelto parole misurate ma significative. E anche il dibattito pubblico si è acceso, complice un weekend di Serie A in cui il concetto di “chiaro ed evidente errore” è sembrato elastico.
Il paragone con altri episodi recenti è inevitabile. In campionato, contatti giudicati fortuiti non sono stati sanzionati allo stesso modo. In Europa, invece, la linea appare più severa. Due metri di giudizio diversi? O semplicemente interpretazioni differenti?
Il punto vero è un altro. Il VAR nasce per correggere errori evidenti, non per trasformarsi in una moviola permanente. Eppure, sempre più spesso, entra nel merito di situazioni grigie. Il rischio è di perdere la spontaneità del gioco, la sua componente istintiva, quella zona d’ombra che fa parte del calcio da sempre.
La spiegazione della Uefa chiarisce la posizione ufficiale, ma non chiude il dibattito. Anzi, lo alimenta. Perché tra tutela dell’incolumità e interpretazione del contatto il confine è sottilissimo. E la sensazione è che, finché la tecnologia continuerà a scavare nei dettagli, ogni contrasto potrà diventare un caso. La domanda resta sospesa: stiamo rendendo il calcio più giusto o semplicemente più freddo?





