Appena un punto in tre partite e tanti equivoci tattici da risolvere: tanti dubbi intorno al Bologna di Domenico Tedesco
Il Bologna si trova oggi a fare i conti non soltanto con l’affiorare di qualche crepa, ma con un mosaico tattico che fatica a ricomporsi secondo un disegno coerente. Le difficoltà della squadra, del resto, paiono essere anche figlie di una serie di equivoci tattici che hanno finito per smarrire, più che assecondare, le peculiarità dei singoli.
Odgaard e Pobega: equivoci tattici che non stanno aiutando il Bologna
L’esempio più emblematico è rappresentato da Jens Odgaard mezzala: un giocatore costretto a misurarsi con coordinate tattiche che ne attenuano l’incisività e ne comprimono l’espressione. Il danese dovrebbe oscillare tra centrocampo e attacco ma non trova mai la posizione e cosa più importante non riesce ad accompagnare l’azione con la consueta puntualità.
Non meno controversa si è rivelata la collocazione di Pobega davanti alla difesa, esperimento che ha privato di qualità la manovra del Bologna. Dopo la partenza di Freuler, avevamo avvisato che la mancata sostituzione del metronomo svizzero fosse una scelta incomprensibile e la prova dell’ex Torino di ieri evidenzia in parte quanto detto.
Nessuno oggi sembra in grado di assicurare con la medesima naturalezza quel lavoro oscuro e prezioso davanti la difesa, quel filtro che permette agli altri di spingersi in avanti senza lasciare scoperto il cuore del campo, e quella qualità nello smistare i palloni. Men che meno Pobega, le cui caratteristiche appaiono poco consone a quel compito.
L’esperimento Bernardeschi fermato sul nascere
Almeno, fortunatamente, pare essersi accantonata la suggestione di Bernardeschi mezzala, altra soluzione che rischiava di alimentare anziché diradare le perplessità. E anzi andava a mettere in difficoltà il giocatore più talentuoso della squadra, costringendolo a un lavoro oscuro che lo avrebbe giocoforza limitato. Dopo la trasferta di Brighton il giocatore per fortuna ha ammesso di preferire giocare come esterno. Nel suo ruolo naturale in questo momento predica nel deserto, figuriamoci in un’altra zolla di campo.
Il Bologna dunque, prima ancora di ritrovare la brillantezza, deve ritrovare una fisionomia: un’identità tattica nella quale uomini e ruoli tornino finalmente a convergere, anziché procedere lungo traiettorie divergenti.





