Medel: "Portare il Bologna in Europa è il mio desiderio. Thiago Motta ci sta dando intensità, carattere e fiducia"

Il mediano rossoblù, infortunatosi nella gara di Coppa Italia contro la Lazio, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport

Scritto da Jacopo Baratto  | 
Gary Medel (ph. bolognafc.it)

Gary Medel si è confermato un giocatore importante anche per Thiago Motta, e dovrà saltare le prossime partite per un infortunio rimediato nel match di Coppa Italia contro la Lazio. Ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport, di seguito le sue parole.

Sull'infortunio: “Salto queste due, provo con la Fiorentina”.

Sul possibile ritiro un anno fa: “Sì, tra un infortunio e l’altro ero rimasto fuori otto mesi, era un momento difficile. La testa non era concentrata sul campo. Non volevo più giocare. Poi ho ripreso e la fiducia è tornata. Quando ti fai male una o due volte ok, non c’è problema. Ma tre, quattro, cinque volte di fila ti deprimi un po’, stai male, sei giù di morale”.

Sul suo obiettivo: “Portare il Bologna in Europa. Non è solo l’ambizione, è il mio desiderio. Se lo merita la città”.

Sulla svolta che rappresenterebbe l'Europa: “Ah, cambia tutto. Per i giocatori, i tifosi, il club, la città. A Bologna giocare una coppa manca da vent’anni, darebbe tutta un’altra dimensione”.

Su cosa manca per arrivarci: “Non lo so, ma qualcosa manca. Però è l’ambizione di chi sta qui. E dipende da tutti: società, giocatori, tutti”.

Su Barrow: “Siamo tutti diversi. Ma speriamo che cambi un po’ per il suo futuro, e per il Bologna”.

Sulla situazione Juventus: “Speriamo di arrivarle sopra. Può essere un obiettivo. Avendo giocato con la maglia dell’Inter, conosco bene la rivalità con la Juventus. Io guardo solo al Bologna. La cosa importante è quello che facciamo noi, non quello che fanno le altre”.

Su Thiago Motta: “Ci sta dando intensità, carattere, fiducia. A quelli che si allenano al cento per cento. Chi si allena al cinquanta per cento, invece, sta fuori. È molto simpatico, con lui si può scherzare. Non quando ci alleniamo. Lì si deve andare forte e basta”.

Sul cambio di ruolo: “È arrivato e ci ha detto: “Io gioco col 4-3-3”. Poi ci ha presi singolarmente. “Gary, ti vedo come centrocampista”. Va bene, dico io, però non corro tanto. Allora lui mi ha guardato: “Corri, corri bene”. Al primo allenamento mi ha messo centrocampista. Non ero contentissimo perché mi è sempre piaciuto giocare difensore centrale. Ogni allenatore è diverso. Comunque nessun problema: credo di farlo al meglio. In difesa sono più tranquillo. A centrocampo devi giocare più veloce, devi guardarti le spalle. Hai sempre un uomo addosso”.

Su Mihajlovic: “Ci ha insegnato che dobbiamo lottare ogni giorno. Il mister è stato un leone. Un uomo di famiglia, un grande. Avevo un bel rapporto con lui. Abbiamo litigato una partita. Ma succede tra due caratteri forti. Era un uomo simpatico, con lui si scherzava. È pazzesco quello che è successo. Lui stava male, veniva qui, dirigeva gli allenamenti. Non è una cosa da tutti”.

Sulla nazionale: “Non andare ai Mondiali per la seconda volta è stato davvero brutto. Ma il mio percorso con il Cile continua. Non si dice mai no alla nazionale. Da bambino volevo arrivare lì. L’ho fatto, e adesso voglio morire con la maglia della nazionale addosso”.

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