Milan, la partita del cuore di Tommaso Pobega

Bologna contro Milan non è una partita come le altre per Pobega, giocatore che è cresciuto nel vivaio dei rossoneri

Bologna contro Milan è il posticipo della ventitreesima giornata di campionato tra due squadre che nello scorso campionato si sono contese la Coppa Italia nella finale ormai diventata celebre di Roma, terminata per uno a zero con la rete di Dan Ndoye.

I rossoneri a differenza dello scorso anno ora stanno lottando per lo scudetto e per il ritorno in Champions League dopo un’annata senza coppe. L’avvento di Allegri ha riportato certezze a una società che sembrava vivere uno dei periodi più complicati della sua storia recente.

Pobega, il classe 1999 rivuole la sua rivincita

Tra i più grandi possibili candidati del match c’è Tommaso Pobega, il classe 1999 era ritornato al Milan dopo il mancato riscatto dei rossoblù inizialmente ma i piani dei rossoneri era già chiari: con l’arrivo dei tanti centrocampisti non c’era spazio per l’ex Pordenone.

Inoltre, il Bologna aveva già chiaro di riportare sotto le due torri il giocatore ma a un prezzo inferiore rispetto al riscatto iniziale.

L’ex Torino nei primi mesi del campionato si è ritagliato in maniera inaspettata un ruolo da titolare fisso insieme a Freuler e al posto di un Ferguson non al meglio. La sua prova migliore è sicuramente la doppietta contro l’Udinese in Serie A. Inoltre, questo è un match molto delicato per il Bologna, i felsinei sono reduci da ben quattro sconfitte in cinque gare con Cremonese, Juventus, Atalanta e Fiorentina.

Pobega al Milan
Pobega, il classe 1999 rivuole la sua rivincita (Foto di James Worsfold/Getty Images Via One Football) Bolognasportnews

Il rapporto tra Italiano e Pobega

Quello che è certo è che Pobega e Italiano hanno un rapporto importante sia dentro che fuori dal campo. Il classe 1999 infatti fu lanciato da Italiano ai tempi dello Spezia: “Ha imparato dalle esperienze ma nel suo modo di vedere il calcio ha sempre voluto mantenere la forza e l’impronta di esprimere il proprio gioco. A La Spezia si partiva da un presupposto: la spregiudicatezza; non eravamo una big, dovevamo salvarci, eppure giocavamo col principio di non farci mai schiacciare.”

Sulle direttive di Italiano: “Io Italiano devo ringraziarlo: giocare con lui significa crearsi un’identità, una riconoscibilità chiara, una proposta continuativa delle tue idee: ogni partita proponiamo la nostra attitudine di calcio. Italiano è molto forte nel migliorare i giocatori, ci spinge sempre oltre e per questo lo apprezziamo e lo seguiamo.”

 

 

 

 

 

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