La Roma ha battuto il Cagliari con il punteggio di 2-0: Malen sugli scudi, autore di una doppietta. Il retrogusto amaro è però la possibilità di perdere un big
Quanto può resistere il talento quando il corpo chiede tregua? È una domanda che aleggia attorno a Mati Soulé da qualche settimana e che, dopo le parole di Gian Piero Gasperini in conferenza stampa, ha trovato finalmente una risposta chiara. L’argentino convive da tempo con la pubalgia. Non un alibi, ma una spiegazione. E forse anche un campanello d’allarme.
Nella gara di ieri sera contro il Cagliari, Soulé è andato in campo come sempre. Nessun passo indietro, nessuna richiesta di stop. Ha giocato stringendo i denti, provando comunque a dare fastidio ai difensori avversari, cercando lo spunto, l’uno contro uno, la giocata risolutiva. Ma qualcosa, ormai, sembra mancare. Non l’impegno. Non la voglia. Piuttosto quella lucidità che a inizio stagione lo rendeva devastante.
La rivelazione di Gasperini e una fatica che si vede
È stato lo stesso Gasperini, domenica, a togliere il velo su una situazione che nello spogliatoio era nota da settimane: “Soulé soffre di pubalgia, ma con grande spirito riesce sempre a recuperare per giocare. Non è al meglio, sta vivendo una fase nuova perché sta giocando tantissimo”. Parole che raccontano molto più di quanto sembri. Raccontano di un ragazzo giovane, alla prima vera stagione da protagonista assoluto, improvvisamente chiamato a reggere un carico fisico e mentale mai sperimentato prima.
E i segnali si vedono. Nelle ultime partite Soulé appare meno brillante, meno continuo. Sbaglia qualche scelta di troppo, perde precisione nell’ultimo passaggio, fatica a trovare la porta. Non è un caso se nel 2026 è arrivato un solo gol, dopo una prima parte di stagione semplicemente straordinaria. I numeri restano importanti — 7 gol e 7 assist complessivi — ma il trend racconta una curva in discesa.
Contro il Cagliari, valutazione sufficiente: mette in difficoltà gli avversari, sì, ma sbaglia alcune giocate che, qualche mese fa, sarebbero state naturali. Il classico esempio di un talento che gioca “a metà”, frenato dal dolore e dalla gestione delle energie.
Un allarme silenzioso per la Roma

Ed è qui che la questione si allarga e riguarda direttamente la Roma. Soulé, dall’inizio della stagione, è stato l’unica vera certezza offensiva per Gasperini. Quando disponibile, ha giocato sempre. Spesso per 90 minuti. Un punto fermo attorno al quale costruire. Ma quanto è sostenibile continuare così?
La pubalgia è un problema subdolo. Non ti ferma del tutto, ma ti accompagna. A volte si attenua, a volte ritorna. Conviverci è possibile, risolverla definitivamente richiede tempo, gestione e, spesso, qualche rinuncia. La seconda parte di stagione si avvicina, gli impegni aumentano e il rischio è quello di spremere troppo presto un patrimonio tecnico e fisico ancora in formazione.
La sensazione è che la Roma dovrà presto fare una scelta: continuare a chiedere a Soulé di andare oltre il dolore o proteggerlo, accettando qualche partita in meno pur di ritrovarlo davvero al massimo quando conterà di più. Perché il talento non si è perso. È solo momentaneamente coperto dal rumore del fisico che chiede ascolto. La vera domanda è: qualcuno lo farà, in tempo?
Non è da escludere, peraltro l’operazione: questa richiederebbe almeno 2-3 mesi di stop e, con il Mondiale alle porte, il serio rischio per l’argentino di poterlo perdere.





