Bologna, Tedesco: “La squadra viene prima di tutto. Il mio calcio? Processo che ha bisogno di tanto lavoro”

Le parole del tecnico del Bologna, Domenico Tedesco, sugli inizi, i propri idoli e le richieste della sua idea di calcio

Da Vincenzo Italiano a Domenico Tedesco: un passaggio di consegne che porta con sé pressione, aspettative e sogni nel mondo Bologna. Il nuovo tecnico ne è sicuramente consapevole, suo malgrado, dopo un esordio piuttosto complicato contro la Lazio. Per vedere però la miglior versione della sua squadra occorre tempo e tanto lavoro, come ammesso dallo stesso allenatore nell’ultima intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ( e pubblicata su Youtube).

Le parole di Tedesco sugli idoli da bambino

Il tecnico esordisce svelando il suo idolo da bambino: “Roberto Baggio. Era la mia passione. All’epoca, in Germania, non vedevamo in tv molte partite delle squadre italiane. Solo quelle più importanti dei club più forti. Così, mi innamorai di Baggio guardandolo in Champions nel suo periodo alla Juve. Alle elementari mi feci il codino ai capelli per assomigliargli. Ne andavo fiero”.

Sul suo modello da allenatore: “Ho cominciato nelle Giovanili dello Stoccarda: la nostra filosofia calcistica si concentrava sul possesso palla. Erano i tempi del Barcellona di Guardiola, che nel possesso era maestro. Quindi, sì, Guardiola è stato per me fonte di ispirazione”.

Sulla regola che non deve mai venire meno: “Quella per cui la squadra viene al primo posto e il Bologna viene prima di tutti. Cosa impongo ai calciatori? “Disponibilità e puntualità”.

Le parole di Tedesco sul calcio italiano

Poi sposta il focus sul calcio italiano: “Ci sono dentro da troppo poco tempo per poter rispondere compiutamente. Non sono nessuno per giudicare il calcio italiano. Posso solo dire che conserva il suo fascino e tutti noi che lavoriamo al suo interno dobbiamo sforzarci affinché questo fascino attragga il resto del mondo. Abbiamo giocatori di qualità e club organizzati. Abbiamo tifosi fantastici. Si respira passione in tutte le piazze. E noi abbiamo il dovere di alimentare questa passione”.

Infine chiosa sul calcio che vorrebbe proporre a Bologna: “Sono cresciuto con l’idea di avere il pallone tra i piedi. Se non lo abbiamo, vogliamo recuperarlo al più presto. Ma il possesso non deve essere sterile: il mio è un calcio molto verticale. Mi piace l’attacco alla profondità, mi piace quando ci sono i tempi giusti nelle giocate, quando i giocatori sono coraggiosi. È un processo che ha bisogno di tanto lavoro, di tanta fiducia, di autostima da parte dei ragazzi, di ripetizioni continue e ovviamente anche dei risultati”.