La sconfitta pesantissima contro il Galatasaray ha creato polemiche in casa Juventus: sono volati gli stracci nello spogliatoio, Spalletti all’attacco
Ci sono sconfitte che fanno male. E poi ce ne sono alcune che ti restano addosso, come una macchia difficile da togliere. Il 5-2 incassato dalla Juve contro il Galatasaray non è solo una battuta d’arresto in Champions League. È uno schiaffo alla storia europea bianconera, la seconda peggior sconfitta di sempre dopo lo 0-7 del 1958 contro il Wiener Sport-Club. Numeri che pesano. E che non si possono archiviare con un’alzata di spalle.
Il giorno dopo, a Torino, l’aria era diversa. Più pesante. Più silenziosa. Luciano Spalletti, racconta La Stampa, ha cambiato registro. Niente più spiegazioni, niente più attenuanti. Solo uno sguardo duro e poche parole: “Inutile parlare se non seguono i fatti”. Un messaggio diretto. Allo spogliatoio, ma anche a se stesso.
Spalletti a muso duro: “Ora basta alibi”
Il crollo della Juventus a Istanbul ha lasciato segni profondi. Non solo per il punteggio, ma per come è maturato. Una squadra lunga, fragile, disunita nei momenti chiave. Tredici gol subiti nelle ultime quattro gare tra campionato ed Europa sono un dato che non si può ignorare.
Lo “spallettismo” – pressing alto, linee aggressive, verticalizzazioni rapide – senza un centravanti di riferimento come Dusan Vlahovic ha mostrato crepe evidenti. Senza un terminale capace di far salire la squadra, il meccanismo si è inceppato. E quando la pressione si abbassa di qualche metro, le voragini difensive diventano autostrade per gli avversari.
Spalletti lo sa. E per questo starebbe valutando correttivi importanti: possibile ritorno alla difesa a tre, centrocampo più folto, meno ossessione per il palleggio e più concretezza. Una Juventus meno bella, forse. Ma più solida.
Nel mirino i singoli: serve più personalità

Non è solo una questione di modulo. È anche una questione di uomini. Nel faccia a faccia con la squadra, il tecnico avrebbe chiesto un esame di coscienza collettivo. Da Yildiz a Conceiçao, passando per Thuram e Cambiaso, il messaggio è chiaro: serve più incisività, più cattiveria agonistica, più attenzione nelle coperture.
Il pareggio con la Lazio e le sconfitte contro Inter e Atalanta avevano già acceso qualche spia. Ma il tracollo europeo ha fatto saltare il banco. Ora non bastano le parole. Servono risposte sul campo.
Intanto, sullo sfondo, restano i temi caldi: il rinnovo di Vlahovic e quello dello stesso Spalletti. Fino a poche settimane fa sembravano formalità. Oggi, invece, assumono contorni meno definiti. Perché alla Juventus la fiducia è legata ai risultati. Sempre.
La sensazione è che questa sconfitta possa diventare un bivio. O un punto di rottura, o l’inizio di una reazione vera. La Juve ha ancora tempo per rimettere insieme i pezzi. Ma la domanda resta sospesa nell’aria: questa squadra ha davvero la forza mentale per trasformare una figuraccia europea in una svolta? Le prossime partite diranno se Istanbul è stata solo una notte storta. O qualcosa di più profondo.





