Juve, così non va: il dato che fa tremare e ora nessuno può nascondersi

La Juventus non riesce più a vincere: i bianconeri sono finiti ko contro il Como e perdono terreno nella corsa alla Champions League. C’è un dato che preoccupa

Quanto può pesare una sensazione? Quella che si respira allo Stadium è fatta di silenzi lunghi e sguardi bassi. Non è solo una questione di risultati. È qualcosa di più sottile, quasi strisciante. Una crepa che partita dopo partita si è allargata, fino a diventare una frattura evidente.

La Juventus sprofonda nel suo momento di smarrimento: con quella contro il Como fanno quattro sconfitte e un pareggio nelle ultime cinque gare stagionali. Per ritrovare una vittoria bisogna tornare indietro di venti giorni, al 4-1 in casa del Parma. Troppo lontano, per una squadra che dovrebbe vivere di certezze e continuità.

Il problema non è solo la striscia negativa. È il modo in cui è maturata. Una squadra fragile, che si scioglie al primo episodio storto, che perde compattezza e fiducia. E qui entra in gioco anche l’avvio zoppicante con Tudor, che aveva già lasciato scorie pesanti.

Quelle tre settimane di defaillance recente non sono un incidente di percorso: sono il riflesso di un equilibrio mai davvero trovato. Chi segue la Serie A con attenzione lo vede nei dettagli: pressing intermittente, gestione emotiva precaria, poca lucidità nei momenti chiave. La sensazione è che la Juve non abbia ancora deciso che volto vuole avere.

Mai così male da quindici anni: il numero che fa rumore

Ed eccolo, il dato che pesa come un macigno. Dopo 26 giornate di campionato, la Juventus ha raccolto 46 punti. È la peggior quota degli ultimi quindici anni. Peggio dei 49 conquistati da Motta nella scorsa stagione, peggio dei 55 dell’annata 2019/20 con Pirlo. Per trovare qualcosa di simile bisogna risalire al 2010/2011, quando in panchina c’era Gigi Delneri: allora i punti erano 41 e il campionato si chiuse al settimo posto. Un ricordo che a Torino nessuno vuole rievocare.

Il confronto con il passato non è nostalgia sterile. È un termometro. E il termometro dice febbre alta. La crisi Juve non è soltanto tecnica, è identitaria. Per anni il club ha costruito la propria forza su solidità mentale e fame costante. Oggi, invece, si vedono esitazioni, errori banali, cali di tensione inspiegabili. Anche i numeri offensivi e difensivi raccontano una squadra che fatica a dominare le partite, spesso costretta a inseguire. E quando rincorri troppo a lungo, prima o poi perdi fiato.

Il monito che pesa come un esame di maturità

La squadra della Juventus
Il monito che pesa come un esame di maturità (Ansa Foto) – BolognaSportnews

In questo scenario si inserisce anche il monito di Spalletti, parole che suonano quasi come una diagnosi: “Si deciderà da quella che è la nostra convinzione. Il nostro avversario verso la Champions siamo noi stessi: se rimettiamo a posto delle cose a livello tecnico e mentale si va a giocare, se il livello è questo le perdi e non puoi ambire a nessun risultato”. Un richiamo diretto alla responsabilità individuale e collettiva.

La corsa alla Champions League è ancora aperta, ma con questo rendimento diventa un miraggio. La sensazione, parlando con addetti ai lavori e osservatori vicini all’ambiente bianconero, è che manchi una guida emotiva in campo nei momenti di difficoltà. Non basta il nome sulla maglia.

Serve personalità, serve qualcuno che nei minuti complicati prenda per mano il gruppo. La storia della Juve è piena di leader silenziosi ma determinanti. Oggi quella voce si sente poco. E allora la domanda resta sospesa, quasi inevitabile: è solo una stagione storta o il segnale di un ciclo che fatica a ripartire?

Il campo darà risposte, come sempre. Ma il tempo stringe e la classifica non aspetta. Ai tifosi resta un misto di rabbia e speranza. Perché se è vero che questa è la peggior Juventus degli ultimi quindici anni, è altrettanto vero che da qui si può solo risalire. La vera incognita è capire chi avrà la forza di guidare la scalata.

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