Gennaro Gattuso sta riflettendo attentamente in queste ore: il CT è pronto a presentare le dimissioni e farsi da parte dopo il fallimento Mondiale. Per al sua sostituzione non c’è solo il nome di Pioli
Ci sono silenzi che fanno più rumore di mille parole. Quello che ha accompagnato il ritorno dell’Italia dopo la notte in Bosnia è uno di quelli. Teste basse, sguardi persi, la sensazione di aver perso qualcosa che va oltre una semplice partita.
Perché quando resti fuori da un Mondiale — per la terza volta consecutiva — non è solo una sconfitta sportiva. È una ferita che si riapre. E inevitabilmente, porta con sé domande scomode.
Gattuso e il dubbio più difficile: andare avanti o fermarsi
Al centro di tutto c’è lui: Gattuso, ct dell’Italia. Le sue parole nel post partita, gli occhi lucidi, le scuse a un Paese intero. Scene che raccontano molto più di qualsiasi analisi tecnica. Secondo le prime indiscrezioni, l’attuale commissario tecnico starebbe seriamente valutando le dimissioni. Una riflessione personale, profonda, che va oltre il risultato e tocca il senso stesso del suo incarico.
Chi conosce Gattuso sa quanto viva il calcio in modo viscerale. E forse è proprio questo il punto: sentirsi responsabile, anche più del necessario, di un fallimento che ha radici lontane. La Federazione, per ora, osserva e aspetta. Non ci sono decisioni ufficiali, ma la sensazione è che i prossimi giorni possano essere decisivi. Perché, in certi momenti, anche il tempo sembra correre più veloce.
I possibili sostituti: tra ritorni e nuove idee
Nel frattempo, inevitabilmente, iniziano a circolare i primi nomi per il dopo. Se davvero si arrivasse all’addio, la panchina azzurra diventerebbe uno dei posti più delicati — e ambiti — del calcio italiano.

Tra i candidati ci sono profili già noti come De Rossi, attuale allenatore del Genoa e protagonista di un buon lavoro, e Stefano Pioli, due allenatori con idee diverse ma entrambi capaci di lavorare sulla costruzione di un gruppo. Poi ci sono le suggestioni più forti: Antonio Conte e Roberto Mancini, due tecnici che conoscono già l’ambiente e cosa significa guidare la Nazionale.
E attenzione anche alla novità più recente: il nome di Simone Inzaghi. Oggi all’Al-Hilal, ma con un passato recente all’Inter e un profilo internazionale che potrebbe convincere la Federazione a puntare su di lui.
Sono scenari, ipotesi, incastri ancora da definire. Tutto dipenderà da una scelta: quella di Gattuso. Restare e provare a ricostruire, oppure fare un passo indietro e lasciare spazio a un nuovo ciclo.
Perché, alla fine, è sempre lì che si torna: alle decisioni umane, prima ancora che tecniche. E allora resta una domanda che accompagna questo momento: serve davvero cambiare guida, o è il sistema intero che ha bisogno di essere ripensato?





